La piaga della vivisezione è una triste realtà della scienza medico-farmaceutica. Solo in Italia si parla di circa 2,6 milioni di animali usati a fini sperimentali nel triennio 2007-2009; circa 12 milioni in tutta l’UE. Un massacro che gli animalisti continuano a definire inutile e inumano.

Non così sembra pensarla parte della comunità scientifica. Recente è l’affermazione di Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri:

La ricerca senza sperimentazione animale è condannata.

La replica della LAV, affidata alla biologa Michela Kuan, non si è lasciata attendere. Argomento più forte, prima ancora dell’etica, la statistica:

  • 4 medicinali che passano la sperimentazione animale su 5 non superano poi quella umana;
  • il 90% delle reazioni umane ai medicinali non ha riscontri simili nelle cavie da laboratorio.

Si ripete allora l’accusa di irrazionalità, che già una volta avevamo riportato su questo sito: date la differenze biologiche fra animali e umani, nella vivisezione non ci sarebbe nulla di scientifico.

Agli argomenti di Garattini che ricordava come, infondo, i principali animali da laboratorio siano solo topi e ratti, la Kuan ha replicato seccamente:

Ebbene, topi e ratti sono utilizzati in gran quantità a scopo sperimentale perché sono animali piccoli, facilmente maneggevoli, prolifici e meno costosi di altri, piuttosto che per ragioni scientifiche, sebbene non siano i roditori i nostri parenti più prossimi per vicinanza genetica e comportamentale. Inoltre, in Italia vi è un grave aumento del ricorso alle scimmie (sia ceboidea che cercopothecoidea), specie regolamentate dal Decreto Legislativo 116/92 in modo fortemente restrittivo e dunque dovrebbe rappresentare una deroga eccezionale e non risultare in aumento. I primati non umani, come i cani, sono utilizzati per esperimenti fortemente invasivi che comportano alti e prolungati livelli di dolore come studi di tossicità e indagini legate a problematiche nervose e mentali umani e cancro.

Andrebbe poi ricordato come, in molti casi, anche il ratto sia utilizzato come animale d’affezione e compagnia. L’esempio di Garattini è quindi, probabilmente, da considerarsi veramente infelice.

Insomma, il dibattito rimane acceso. Voi che ne pensate?

18 luglio 2011
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
Dago, lunedì 10 marzo 2014 alle14:55 ha scritto: rispondi »

Tu invece parli proprio da scienziato. Come tale, per essere coerente con le tue idee, proproniti come cavia... Facile essere a favore della sperimentazione fatta su *altri* esseri viventi... facile e vigliacco. Per cui se reputi giusto che degli esseri viventi siano usati come cavie, dai il buon esempio e per coerenza proponiti come cavia. Coraggio su, mica vorrai che si pensi che se a favore solo finchè non la praticano su di te?

Franco Pace, sabato 16 febbraio 2013 alle18:07 ha scritto: rispondi »

Io penso, dopo aver letto l'articolo, che hanno ragione sia la biologa che Garattini, in quanto si sà che la sperimentazione sugli animali non comporta effetti completamente riportabili all'uomo, per la diversa natura tra uomo e animali; d'altro canto, una medicina o un tipo di operazione devono essere sperimentati su qualche essere vivente , che non è detto che non possa essere (vedi volontari) l'uomo stesso. Naturalmente non bisogna abusare delle sperimentazioni scientifiche altrimenti non si è più scienziati ma mostri........

FsEG, sabato 16 febbraio 2013 alle15:27 ha scritto: rispondi »

Ridicolo: medicina e chirurgia senza sperimentazione sarebbero ancora all'età della pietra. Per essere coerenti con le vostre insulse idee allora non usate medicine né accettate di subire interventi chirurgici. Ignoranti, se non sapete un ca**o di scienza state zitti. 

Spatuffi, martedì 19 luglio 2011 alle7:56 ha scritto: rispondi »

senza dimenticare il fatto che le sperimentazioni che non prevedono l'utilizzo di animali sono MOLTO più sicure e affidabili degli esperimenti condotti sugli animali..

Lascia un commento