Fusione fredda: ecco i dati del test sull’E-Cat

Cominciano ad affiorare i primi dati tecnico-scientifici sull’esperimento di ieri a Bologna. Infatti, la rivista svedese NyTeknik – che aveva l’esclusiva sulla notizia per le prime ore – ha iniziato a rilasciare informazioni tecniche e i primi commenti.

Significativo, nella sua brevità, quello del prof. Roland Petterson dell’Università di Uppsala (Svezia):

Sono convinto che funzioni, ma c’è ancora spazio per ulteriori misurazioni.

Da quello che emerge dal documento descrittivo dell’esperimento, a essere attivato è stato un solo reattore di piccole dimensioni. L’E-Cat in generale aveva la forma di un parallelepipedo di 50x60x35 cm. Al suo interno, eccettuate le parti già note e attese del sistema, era del tutto vuoto. La scatola del reattore era di 20x20x1cm e ne conteneva ben tre. Come detto, secondo quanto dichiarato da Rossi, solo uno di questi è stato effettivamente attivato.

Interessante notare come l’E-Cat e lo scambiatore di calore abbiano acquisito peso, anche se di poco, durante l’operazione.

Il reattore è rimasto attivo, fino all’inizio delle procedure di spegnimento, per quasi 8 ore. Ma solo la metà sono state in modalità di autosostentamento. Calcolando il calore prodotto e sottraendo l’energia elettrica immessa per attivare il processo, possiamo concludere che l’E-Cat ha prodotto energia per circa 3 KW. Resta il fatto che questi calcoli sono considerati poco precisi anche da chi l’ha fatti.

ecat esperimento

Per chi volesse tutte le informazioni dettagliate, rimandiamo al documento ufficiale. Auspichiamo, a ogni modo, che Andrea Rossi ripeta un test del genere in situazioni ambientali diverse e per un tempo decisamente più lungo.

7 ottobre 2011
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I vostri commenti
Privato, mercoledì 2 novembre 2011 alle16:55 ha scritto: rispondi »

Lasciate perdere questo tubo magico ve lo dice uno che ha approfondito sul serio l' argomento ma non posso svelarmi... Ahimè questa è una truffa colossale!!! Spiacente anch' io speravo potesse salvare l' umanità....

Guido Grassadonio, sabato 8 ottobre 2011 alle9:35 ha scritto: rispondi »

In apparenza sembra non moltissimo.... ma vedremo meglio nei prossimi giorni.

Kal El, sabato 8 ottobre 2011 alle8:43 ha scritto: rispondi »

Quindi in sintesi, l'E-cat funziona, ma ancora non si capisce come e quanto... Cosa si è davvero risolto con questo test?

Ykissin, venerdì 7 ottobre 2011 alle19:24 ha scritto: rispondi »

The test leaves little doubt that a significant amount of energy is produced in the e-cat apparatus in a self-sustained mode.  Tre real amount of produced energy is significantly higher because a large fraction of the heat was wasted; the insulation was hot and the surface of the secondary heat exchanger was hot.  Any specialist in heat exchange can guess quite precisely the efficiency of the total set-up.  My very crude estimation is: the efficiency is not higher than 0.6-0.7.  The 0.5oC decreasing of the measured deltaT value has no ground.  Looking at the plot of the run, the real deltaT value was, on average, 5.0oC or higher.  These two corrections alone will increase the energy production by a factor of 1.8-2.0. One simple experiment (a dry run), without engaging the e-cat action, would greatly increase the significance of the October 6 test: .Use the e-cat unit without nickel and hydrogen. Heat it, in stages, until the same electric power is applied.  Wait until the steady temperature reading is reached and at least 30-40 minutes longer. A comparison with the Temperature/Time plot in the real experiment will tell when the e-cat action really starts. Turn off the heat and plot the temperature as the empty unit cools.  The rate of cooling will tell whether there is any post-action in the real e-cat, after hydrogen is released. Finally, any attempts to declare that there is some unidentified chemical reaction between nickel and hydrogen that may lead to the heat evolution are useless.  Nickel does not react with hydsrogen at increased temperatures. Ane there is no chemical reactions called "Well, I do not know".

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