Fusione fredda: ecco i dati del test sull’E-Cat
Cominciano ad affiorare i primi dati tecnico-scientifici sull’esperimento di ieri a Bologna. Infatti, la rivista svedese NyTeknik – che aveva l’esclusiva sulla notizia per le prime ore – ha iniziato a rilasciare informazioni tecniche e i primi commenti.
Significativo, nella sua brevità, quello del prof. Roland Petterson dell’Università di Uppsala (Svezia):
Sono convinto che funzioni, ma c’è ancora spazio per ulteriori misurazioni.
Da quello che emerge dal documento descrittivo dell’esperimento, a essere attivato è stato un solo reattore di piccole dimensioni. L’E-Cat in generale aveva la forma di un parallelepipedo di 50x60x35 cm. Al suo interno, eccettuate le parti già note e attese del sistema, era del tutto vuoto. La scatola del reattore era di 20x20x1cm e ne conteneva ben tre. Come detto, secondo quanto dichiarato da Rossi, solo uno di questi è stato effettivamente attivato.
Interessante notare come l’E-Cat e lo scambiatore di calore abbiano acquisito peso, anche se di poco, durante l’operazione.
Il reattore è rimasto attivo, fino all’inizio delle procedure di spegnimento, per quasi 8 ore. Ma solo la metà sono state in modalità di autosostentamento. Calcolando il calore prodotto e sottraendo l’energia elettrica immessa per attivare il processo, possiamo concludere che l’E-Cat ha prodotto energia per circa 3 KW. Resta il fatto che questi calcoli sono considerati poco precisi anche da chi l’ha fatti.

Per chi volesse tutte le informazioni dettagliate, rimandiamo al documento ufficiale. Auspichiamo, a ogni modo, che Andrea Rossi ripeta un test del genere in situazioni ambientali diverse e per un tempo decisamente più lungo.
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