E-Cat prodotto con le stampanti 3D, l’idea di Rossi

In tempi di crisi economica ed ecologica, spesso capita di affidare le speranze per il futuro ad un’invenzione. Si pensa, lì dove non arriva la politica, il fare assieme di uomini e Stati, può riuscirci l’invenzione di un singolo (o di una comunità ristretta di inventori). Sono molte le tecnologie, ancora acerbe e talora in odore di bufala, che promettono di incidere pesantemente sul futuro dell’uomo, costruendo un mondo più pulito e più democratico. Tra queste la cosiddetta stampa 3D e l’immancabile fusione fredda.

E se i due progetti fossero sovrapponibili? Se fosse possibile costruire un reattore a fusione fredda tramite una stampante 3D? Sembra una battuta, ma a leggere le ultime dichiarazioni di Andrea Rossi, padre dell’E-Cat nonché uno dei protagonisti assoluti della scena delle LENR, sembra esserci poco da ridere (sempre che si voglia dare fiducia al personaggio). Dopo il recente impegno della Rolls Royce a costruire parti delle proprie turbine per aeroplani, Rossi ed i suoi starebbero valutando se non utilizzare lo stesso sistema per velocizzare la produzione e ridurre i costi. Come leggiamo dal suo blog:

Stiamo facendo brainstorming sulla stampa in 3D. Stiamo studiando la case history delle turbine Rolls Royceper analizzare la possibilità di un’applicazione sulla produzione industriale dell’E-Cat, limitata ovviamente a specifiche parti, come per esempio i moduli dei reattori, che possono essere assimilati ai particolari di una turbina.

Se vogliamo competere con le aree geopolitiche con basso costo della manodopera e mantenere la produzione negli USA, dobbiamo esplorare ogni possibile sistema per ridurre i costi di produzione. Presto o tardi l’ingegneria inversa avrà buon fine e nasceranno dei competitor: dobbiamo prepararci per la guerra incombente.

Insomma, secondo Rossi la stmapa in 3D potrebbe essere la chiave per abbassare i costi di produzione e rendere quest’ultima più veloce. Economicità e velocità nella produzione sono due caratteristiche fondamentali per reggere la competizione che presto o tardi Rossi si troverà a fronteggiare. Da questo punto di vista, stando alle parole di Rossi, il creatore dell’E-Cat dà per scontato che qualcuno riuscirà, prima o poi, a ricostruirne il funzionamento partendo dal prodotto finito (quello che si definisce di solito come “ingegneria inversa”). Dalla Cina ed altri paesi con capacità di proporre prezzi di produzione più bassi verrà lanciata una sfida potenzialmente mortale alla Leonardo Corporation. La stampa 3D, dunque, potrebbe essere una via con cui questa potrà difendersi da quest’attacco.

19 novembre 2013
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I vostri commenti
Paolo, giovedì 10 aprile 2014 alle17:16 ha scritto: rispondi »

Considerato che per fabbricare le stampanti 3D occorre energia e che l'ECAT la produce, appare evidente a chiunque, tranne agli scettici, che il sistema si potrebbe alimentare producendo sempre più ecat e sempre più stampanti 3d, in progressione geometrica. Rossi non ha ancora pensato di chiamare questo sistema "moto perpetuo"?

Carlo Baldi, lunedì 31 marzo 2014 alle23:10 ha scritto: rispondi »

Purtroppo, caro Renato questo, "cervello" non vuole proprio saperne di scappare!

Renato Speziale , domenica 9 febbraio 2014 alle13:56 ha scritto: rispondi »

Seguo molto questa invenzione perché in un certo modo sono anche io un inventore, e mi piace seguire ed essere aggiornato sulle novità. Ora mi chiedo e mai possibile che l'Italia che è il paese dei cervelloni, se li lascia scappare tutti? Questa sarebbe stata la volta buona per salvare il nostro paese, ma abbiamo perso ancora una volta il treno. Comunque spero che il nuovo e rivoluzionario ECAT venga presto messo in commercio, io sarò sicuramente uno dei primi a comperarlo, perché non se ne può più di pagare bollette esagerate e cariche di tasse ingiustificate. Tantissimi auguri per Dott. Rossi.

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