Una decina di cuccioli di elefante sono stati catturati e sottratti dal loro ambiente naturale, per diventare parte integrante di un progetto di esportazione verso la Cina. Una drammatica notizia che ha messo in allerta tutti i parchi naturali dello Zimbabwe, in Africa, dove i piccoli sono stati braccati. A divulgare l’informazione è stato lo Zimbabwe Conservation Task Force, un gruppo di attivisti molto attivo in Africa contro la violenza sugli animali. La metodica è sempre la stessa e asseconda un richiesta sempre più massiccia di cuccioli da impiegare nelle attività di intrattenimento cinesi.

Secondo le stime riportate da Johnny Rodrigues, parte integrante del gruppo, gli elefanti catturati sarebbero 36, insieme a 10 leoni e 10 antilopi. L’età media dei cuccioli di pachiderma è tra i 2 e i 5 anni di età, il periodo più delicato per la crescita e la sfera emotiva degli esemplari. Il ministro dell’ambiente, acqua e clima, Salvatore Kasukuwere, avrebbe negato l’esportazione dei piccoli verso la Cina, ma alcuni funzionari africani avrebbero invece indicato gli Emirati Arabi come destinazione finale. Una situazione piuttosto confusa e poco lineare, appesantita da pratiche precedenti violente e risposte negate. Secondo David Coltart, ex ministro dell’istruzione, sport, arte, cultura e ora parte integrante del partito all’opposizione Movement for Democratic Change, l’esportazione dei cuccioli verso la Cina non sarebbe certo una novità.

La prassi dura da molti anni, solo negli ultimi 14 c’è stata un’intensificazione pari a un saccheggio difficilmente arginabile. Un giro di affari e guadagni in preda alla corruzione che scavalca le regole imposte dal CITES, per la regolamentazione del commercio della flora e della fauna, minacciando così questi esemplari a rischio estinzione. Joyce Poole, co-fondatore dell’istituto di ricerca Kenya ElephantVoices, da circa 40 anni studia la comunicazione e l’emotività degli elefanti. La pratica della cattura e destinazione degli elefanti verso circhi e zoo cinesi dura da secoli, ma per un animale di questo formato la reclusione in una struttura del genere è peggiore della morte.

La donna si è resa protagonista negli anni ì90 in qualità di perito in tribunale, in un caso di denuncia per la sottrazione indebita di 30 elefantini. Il Dipartimento della fauna selvatica del Botswana aveva concesso alla compagnia African Game Services di addestrare e rivendere un numero di cuccioli di pachiderma. Nei filmati dedicati all’addestramento, i cuccioli apparivano confusi, smarriti, in lacrime e spaventati mortalmente. Questo portò a una condanna nei confronti dell’animal trader e una definizione maggiore della tutela di questi animali. Molte società fanno leva perché queste normative vengano allentate, spesso cedendo il passo alla corruzione. Lo Zimbabwe è ora al centro della polemica e, nonostante la regolamentazione imposta dal CITES, le esportazioni illegali risultano piuttosto costanti. Chunmei Hu, parte integrante di un’associazione ambientalista di Pechino, ha potuto osservare alcuni dei pachidermi importanti in passato. Molti di loro hanno condotto una vita in completa solitudine, in condizioni di disagio fisico e alimentare, in un habitat non conforme alle loro necessità.

Per il momento preoccupa la sorte dei piccoli che raggiungeranno presto la Cina. Alcuni turisti hanno allertato l’associazione Zimbabwe Conservation Task Force segnalando la presenza di colpi di arma da fuoco all’interno delle riserve, necessari per separare le madri dai piccoli. Secondo alcuni investigatori, i cuccioli sarebbero stati condotti in Mozambico e raggiungeranno presto l’Oriente e le strutture d’intrattenimento via mare.

24 dicembre 2014
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