Si torna a parlare dell’incidente all’oleodotto ENI che collega il Centro Oli di Viggiano, in provincia di Potenza, con la raffineria di Taranto. Il 10 marzo scorso, a Giulianello di Metaponto nel Comune di Bernalda (provincia di Matera) si registrò una perdita di petrolio all’interno di un pozzetto di verifica. Ad accorgersene furono gli abitanti della zona, che iniziarono a sentire una forte puzza di idrocarburi.

Secondo ENI, però, non si sarebbe trattato di un malfunzionamento o di un guasto tecnico all’oleodotto ma di un sabotaggio o, comunque, una “azione indotta dall’esterno”. Con una nota pubblicata dalla Gazzetta del Mezzogiorno, infatti, il cane a sei zampe ha annunciato di aver smontato il tratto della pipeline da cui è uscito il greggio e di averla mandata a Genova per gli esami di rito.

Da tali esami, continua l’ENI, sarebbe emerso che su quel pezzo di tubo c’è un piccolo foro che:

Per forma e regolarità, non mostra i tipici connotati di un danno corrosivo-erosivo quanto, più verosimilmente, di un’azione indotta dall’esterno.

ENI, quindi, non riconosce di avere alcuna responsabilità nell’incidente e nel conseguente rischio inquinamento dovuto alla fuoriuscita di petrolio e, al contrario, getta ombre sulla comunità locale o su qualche gruppo interessato a creare un incidente a tavolino.


Fare volontariamente un buco in un tubo, all’interno di un pozzetto di verifica a sua volta all’interno di un’area recintata, altro non sarebbe che un atto di sabotaggio contro l’ENI. Ma anche contro chi abita nei dintorni, il che mette non poco in crisi l’ipotesi di ENI: prima ancora di capire chi sia stato, quale sarebbe il movente?

14 maggio 2012
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