I funghi sono tra più ricercati vegetali dell’autunno: sono molti gli appassionati che si dedicano alle escursioni nei boschi, per trovare questi speciali vegetali. Ogni anno, tuttavia, la cronaca riporta di avvelenamenti causati dalla incauta raccolta di esemplari non noti oppure al loro errato riconoscimento.

Nonostante le informazioni in merito alla pericolosità di molte specie, sono ancora molti i pregiudizi e le indicazioni empiriche per la verifica dell’effettiva commestibilità dei funghi. Gli esemplari morsi da altri animali possono essere comunque velenosi per l’uomo: i funghi velenosi non sono sempre più o meno colorati degli altri, nonché diversi per odore e sapore. Infine, i funghi essiccati non perdono le loro proprietà venefiche: l’essiccamento consiste solo nella perdita dell’acqua e ciò addirittura aumenta la concentrazione di molte molecole, spesso anche quelle responsabili della tossicità.

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Il riconoscimento corretto delle specie velenose, rispetto a quelle edibili – dette più comunemente mangerecce – avviene solo conoscendo con esattezza le caratteristiche morfologiche di ogni specie e delle variazioni individuali. La micologia è una scienza complessa, pertanto è bene che l’appassionato si attenga a regole certe e, in caso di minimo dubbio, si rivolga al micologo oppure eviti di consumare l’esemplare che suscita tali perplessità.

Tossicologia dei funghi

I funghi tossici che causano diverse manifestazioni d’avvelenamento, per fortuna non sempre mortali, sono stati divisi in due gruppi: quelli che non causano effetti a livello centrale, o mentale, e quelli che invece causano prima di tutto alterazioni alle funzioni cerebrali e psicologiche. I due gruppi comprendono, in pratica, tutti gli esemplari tossici e velenosi per l’uomo.

Nel primo gruppo si trovano:

  • le Amanite phalloides, verna e virosa;
  • la Lepiota helveola, il Cortinarius orellanus e speciosissimus.

Si tratta di funghi molto pericolosi la cui ingestione è sempre causa di avvelenamento mortale.

Mentre altre specie, appartenenti allo stesso gruppo, sono causa di intossicazioni gravi ma più raramente fatali. Questi funghi sono:

  • Amanite muscaria e pantherina, Clitocybe dealbata e cerussata e l’Inocybe patouillardi, causa di intossicazione muscarinica che si manifesta con sintomi gastrointestinali anche gravi, sudorazione eccessiva, vista annebbiata e confusa;
  • Morchelle e Sarcosphaere, che sono causa di intossicazioni anche gravi solo se consumati crudi;
  • Entoloma lividum, Tricholoma tigrinum e Clitpcybe olearia, causa di importanti intossicazioni gastrointestinali.

A tutti questi vanno aggiunti anche alcuni funghi della specie Coprinus, che sono responsabili di intossicazioni definite incostanti, perché la gravità varia da soggetto a soggetto, nonché in relazione alla quantità consumata e addirittura alla zona di raccolta.

I funghi tossici – mortali e non – che causano sintomi di natura psicologica e mentale come ossia eccitazione, isterismo e allucinazioni, sono:

  • le Amanite muscaria e pantherina;
  • i funghi dei generi Panselous, Stropharia e Psilocybe;
  • la Claviceps purpurea, che contiene l’ergotamina: un derivato dell’acido lisergico che, con gli altri alcaloidi, è causa di una grave sindrome definita appunto ergotismo.

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I sintomi di una eventuale intossicazione devono essere verificati dal medico, al quale ci si dovrebbe rivolgere tempestivamente e portando con sé, se possibile, un campione dei funghi ingeriti.

Sindromi d’avvelenamento mortale

I funghi velenosi sono causa di sindromi d’avvelenamento, ossia manifestazioni specifiche che insorgono a seguito dell’ingestione, dopo un breve periodo di latenza:

  • la sindrome falloidea, causata soprattutto dalle Amanite ma anche da alcune Lepiote e dalla mortale Galerina marginata, si manifesta dopo 6-30 ore dall’ingestione con frequenti episodi di vomito, diarrea, rapida disidratazione, crollo della pressione sanguigna, crampi, insufficienza renale acuta, gravissime lesioni al fegato;
  • la sindrome orellanica, causata appunto dalla orellanina, tossina resistente alla cottura e all’essiccazione contenuta nei funghi del genere Cortinarius – tra tutti il Cortinarius speciosissimus – e che si manifesta entro 48 ore con disturbi gastrointestinali con nausea, vomito, diarrea, dolori, inappetenza, compromissione renale irreversibile fino al coma;
  • la sindrome giromitrica, causata dalla tossina giromitrina ad azione emolitica, epatotossica e nefrotossica, contenuta nei funghi del genere Gyromitra e Helvella;
  • la sindrome rabdomiolitica, causata da Tricholoma equestre, Tricholoma auratum e Russula subnigricans, che causa dopo da 24-72 ore astenia, dolori muscolari, eritema e sudorazione, nausea, aritmie cardiache, miocardite e grave compromissione renale;
  • la sindrome panterinica, causata dalle sostanze tossiche delle Amanite pantherina, junquillea e muscaria, che dopo 30-180 minuti si manifesta con disturbi neuropsichici euforia, collera, stato confusionale, incoordinazione dei movimenti, convulsioni e allucinazioni;
  • la sindrome citotossica-allergica, dovuta alle tossine involutina e paxillina, contenute nei funghi del genere Paxillus.

In caso di dubbio, e se possibile anche dopo ogni escursione, ci si dovrebbe recare all’Ispettorato Micologico: ve ne sono in ogni Regione e sono stati istituiti proprio per esercitare vigilanza, controllo e certificazione della commestibilità dei funghi spontanei.

23 ottobre 2017
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