Il fumo passivo è causa di gravi problemi per la salute delle donne in gravidanza e dei futuri nascituri: tra questi ci sono gli aborti spontanei, i feti che nascono già morti e le gravidanze extrauterine. Sono i risultati di una ricerca realizzata dal Roswell Park Cancer Institute (RPCI) in collaborazione con l’Università di Buffalo.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Tobacco Control, segnano un passo significativo per chiarire i rischi di esposizione al fumo passivo (SHS). Le indagini condotte hanno preso in considerazione tre esiti negativi della gravidanza: l’aborto spontaneo, che avviene entro le prime 28 settimane di gestazione, la nascita del feto già morto, che avviene dopo le prime 28 settimane di gestazione e le gravidanze ectopiche, cioè quelle gravidanze in cui l’impianto dell’embrione avviene in sedi diverse dalla cavità uterina.

L’esposizione al fumo passivo delle donne soggetto di ricerca non si limita a quello “subito”  negli anni della fertilità o durante la gravidanza: ripercorre le storie, alla ricerca dell’esposizione al fumo passivo anche durante l’infanzia e l’adolescenza.

Le donne con i più alti livelli di esposizione SHS, pur non avendo mai fumato volontariamente, hanno una stima di rischio significativamente maggiore rispetto a tutti e tre gli ipotetici esiti negativi della gravidanza: stime che si avvicinano molto ai risultati riscontrati nelle donne fumatrici. Inoltre, queste stime aumentano nei casi in cui i soggetti siano stati esposti al fumo passivo per un periodo di 10 anni anche da bambine.

Andrew Hyland, presidente del RPCI’s Department of Health Behavior principale autore dello studio, ha spiegato:

Questo studio offre nuove informazioni per le donne per quanto riguarda l’impatto che il fumo passivo può avere sugli esiti riproduttivi e sulla gravidanza. La forza dello studio fornisce anche ai professionisti della salute pubblica, le linee guida sanitarie di base per prevenire le conseguenze significative del fumo passivo.

La forza dello studio, infatti, sta sia nella vastità e nella rappresentatività del campione, che nella solidità del gruppo di controllo. Sono stati raccolti anche dati storici grazie alla collaborazione con il Women’s Health Initiative Observational Study: questo ha permesso di osservare i risultati su 80.762 donne.

28 febbraio 2014
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