Fukushima, un anno dopo: nucleare bandito?

È passato già un anno dal disastro nucleare di Fukushima, nonostante le immagini dell’evento siano ancora ben vivide nella mente di tutti. Era infatti l’11 marzo del 2011 quando un violento tsunami si è abbattuto sulle coste del Giappone a seguito di un terremoto, causando il blocco della centrale nucleare sopracitata e mesi di panico per l’intero globo. Il nucleo di alcuni reattori coinvolti, infatti, ha rischiato più volte la fusione, e non sono state certo esigue le esplosioni e le emissioni di vapori radioattivi, così come lo scarico di acqua contaminata in mare.

A 12 mesi di distanza, Fukushima rimane una città deserta così come a poche ore dal disastro. L’area di 20 chilometri circostante è off limits alla popolazione, nonostante il governatore Yuhei Sato auspichi di portare presto la cittadina ai vecchi fasti. E mentre pare che le radiazioni siano ancora elevate, e mentre è in corso una vera e propria ecatombe animale, oggi è il turno delle commemorazioni. Alle 14.46 – ora italiana – tutto il Giappone si fermerà per ricordare sia le vittime dello tsunami che quelle dell’incidente nucleare, e proprio a Fukushima si terranno sette eventi commemorativi.

Il tempo passa ma non cala il rischio, nonostante il governo continui a minimizzare l’accaduto. A lanciare l’allarme è la sempre attiva Greenpeace, che conferma la presenza di hot spot radioattivi a minaccia della popolazione. In alcune zone limitrofe, come alla stazione ferroviaria, continuano a registrarsi dati radioattivi di oltre 70 microsievert l’ora, il quartiere di Watari sarebbe invece sottoposto a radiazioni fino a 1.000 volte più intense del normale.

E le previsioni per il futuro sono tutt’altro che rosee, perché pare che ci vorranno quattro decenni – 40 anni – per ripristinare la salubrità dell’area contaminata dagli impianti di Fukushima Daichi. Assolutamente normale, quindi, che popolazione ed enti di sorveglianza si chiedano se non sia il caso di abbandonare il nucleare tout-court, considerato come il Giappone sia una terra fortemente esposta a terremoti e tsunami e l’incubo potrebbe ripetersi presto.

Mentre si discute come rivalutare Fukushima anche da un punto di vista turistico – forse sulla falsa riga dei viaggi a Cernobyl ultimamente di gran moda – il Giappone si avvia pian piano a uno stop effettivo del nucleare. Non tanto per volere della politica, che sulla carta non ha affatto abbandonato l’atomo, quanto per le pressioni della popolazione. Gran parte dei reattori spenti per misura precauzionale all’indomani dello tsunami non sono più tornati in funzione e, a quanto pare, rimarrebbe pienamente attiva solamente la centrale nei pressi di Hokkaido. Il governo non ha molto spazio d’azione, considerato come ogni impianto in odor di riattivazione generi proteste popolari e malcontento, rendendo di fatto impossibile ogni operazione. Che sia la volta buona per il Giappone per una svolta, con l’abbandono definitivo del nucleare e l’investimento su fonti più pulite?

, AdnKnonos

11 marzo 2012
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