Fukushima: tracce di plutonio, gravi rischi per la popolazione

Dai nuovi sviluppi riguardanti la situazione dell’area intorno alla centrale di Fukushima emerge un quadro tutt’altro che rassicurante. La TEPCO, società che gestisce l’impianto, ha reso noto ieri in via ufficiale il ritrovamento di tracce di plutonio in cinque punti diversi della struttura, con tutta probabilità derivanti dal combustibile contenuto nel reattore numero 3, salvo poi ritrattare con un comunicato nel quale il vicepresidente Sakae Muto dichiara:

Chiedo scusa per l’apprensione provocata, ma la quantità rinvenuta di plutonio 238, 239 e 240 è del tutto simile a quella registrata in passato a causa dei test nucleare eseguiti in territorio estero.

Giungono intanto da una squadra di Greenpeace gli ultimi dati, confermati anche dalle fonti governative giapponesi, in merito ai livelli di radioattività della zona. Il team ha rilevato ieri, nel villaggio di Iitate (40 Km a nord-ovest di Fukushima, 20 Km oltre l’area evacuata) un valore compreso tra 7 e 10 µS/h, sufficiente per superare la dose annua di sicurezza in soli cinque giorni.

Per questo motivo, la popolazione dovrebbe essere immediatamente allontanata, soprattutto bambini e donne in gravidanza. A questo fattore di rischio si aggiunge poi la possibilità di inalare o ingerire particelle radioattive, con conseguenze potenzialmente letali sull’organismo. Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace, precisa che:

Il ritrovamento di plutonio fuoriuscito dalla centrale di Fukushima rappresenta una notizia agghiacciante. Si tratta di una sostanza tossica oltre che radioattiva, capace di danneggiare gravemente e in modo irreversibile gli organi interni, in particolare scheletro, polmoni e fegato.

La situazione sta creando forti tensioni anche all’interno della politica giapponese, con Naoto Kan attaccato dall’opposizione per le modalità di gestione della crisi e per un approccio troppo prudente in merito all’evacuazione. Il primo ministro, dal canto suo, si difende ricordando che estendere l’area considerata a rischio costringerebbe altre 130.000 persone, oltre alle 70.000 già allontanate, a lasciare le proprie abitazioni.

29 marzo 2011
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