Il distretto di Fukushima punta deciso sulle energie rinnovabili. Dove nel 2011 si abbatté lo tsunami e si verificò il conseguente disastro nucleare gli impianti di produzione energetica potrebbero essere nei prossimi anni alimentati soltanto con fonti energetiche pulite.

Coprire il suo intero fabbisogno di energia e calore da fonti rinnovabili a livello locale sarà l’obiettivo della zona di Fukushima entro il 2040, mentre allo stato attuale le energie verdi rappresentano circa il 22%.

Un obiettivo che si sconta innanzitutto con le politiche nazionali del premier Shinzo Abe, che porta avanti l’idea di un pronto ritorno al nucleare per il Giappone. Questo mentre il 53% dei giapponesi chiede un abbandono graduale dell’energia atomica, mentre un ulteriore 23% vorrebbe un addio immediato e senza ripensamenti.

Dal punto di vista economico, le recenti diminuzioni dei costi per gli impianti a energie rinnovabili potrebbero permettere un più rapido spostamento dell’asse energetico in favore di fonti pulite. Un primo traguardo al 2020 sarà l’installazione di 143 turbine eoliche, che garantiscano una fornitura energetica da 1 gigawatt.

Una sfida che dovrà essere vinta nonostante le resistenze del governo centrale, secondo quanto afferma Stefan Schurig del World Future Council, in particolar modo per dare nuova speranza a un’area con una scarsa fiducia nell’avvenire:

È una delle poche possibilità che quest’area abbia di fatto. Ho avvertito una vera mancanza di speranza per quanto riguarda il far fronte alla situazione, ma abbiamo bisogno che cambi qualcosa, bisogno di guardare al futuro.

Nello stabilire questo obiettivo il sindaco ha fornito alla gente una nuova prospettiva, con una spinta positiva che è l’unica possibile strategia per trasformare la connessione negativa con Fukushima e spingerla verso un tono positivo.

3 febbraio 2014
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I vostri commenti
giuped, sabato 12 luglio 2014 alle13:07 ha scritto: rispondi »

Anche 2140 che fretta c'è....

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