Il governo giapponese sta programmando il ritorno degli sfollati nell’area di Fukushima. Non si sono ancora del tutto spente le polemiche per la recente dichiarazione sul presunto “arresto a freddo” dei reattori danneggiati, ma ora il premier Yoshihiko Noda sembra intenzionato ad accelerare i tempi, annunciando che il governo “studierà il problema della zona interdetta”.

L’evacuazione degli abitanti fu avviata subito dopo l’incidente alla centrale di Fukushima Daiichi, e interessò inizialmente un raggio d’azione di 20 chilometri intorno all’impianto. Successivamente, il governo fece sfollare altre località più lontane, ma comunque interessate da una radioattività superiore ai 20 millisievert all’anno.

In totale, oltre 80.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case, e altre migliaia hanno deciso autonomamente di allontanarsi, ma molti sperano ancora di tornare nelle aree contaminate. Ipotesi che ora sembra davvero probabile, dal momento che Tokyo ritiene che i livelli di radiazione non sono destinati ad aumentare ulteriormente e che non una decontaminazione parziale è possibile nel medio termine.

A quanto pare, il governo sembra intenzionato a riaprire l’area interdetta già a partire dal prossimo aprile, creando tre nuove zone con restrizioni differenti a seconda del grado di contaminazione nucleare rilevato. La radioattività, infatti, è piuttosto variabile e dipende anche dalle condizioni di vento e dalle precipitazioni.

Anche nella zona interdetta di 20 km ci sono luoghi in cui la radioattività è molto bassa, vicina ai normali standard internazionali – ha dichiarato il professor Kodama Tatsuhiko, direttore del centro radioisotopi dell’Università di Tokyo – In questi aree si può prendere in considerazione il graduale ritorno della popolazione.

La notizia è destinata ad alimentare nuove polemiche, anche alla luce delle ultime informazioni relative allo smantellamento della centrale. Secondo la TEPCO e lo stesso governo giapponese, infatti, i reattori di Fukushima saranno dismessi in 30-40 anni, di cui almeno 25 necessari per recuperare il combustibile nucleare parzialmente fuso dei reattori 1, 2 e 3. I lavori di smantellamento richiederanno più del doppio di quanto richiesto da grave incidente di Three Mile Island (Usa), avvenuto nel 1979.

22 dicembre 2011
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