La decontaminazione di Fukushima si sta rivelando un fallimento. A denunciarlo un’indagine di Greenpeace Giappone, secondo la quale i progetti del premier Shinzo Abe di revocare l’ordinanza di evacuazione delle aree contaminate entro il 2017 avrebbe soltanto motivazioni politiche e non terrebbe conto della sicurezza dei cittadini.

L’indagine di Greenpeace ha riguardato nello specifico le foreste e i terreni di Iitate, nel distretto di Fukushima, dove i livelli di contaminazione registrati sarebbero ancora ben oltre quanto previsto per la permanenza in sicurezza dell’uomo. Come ha affermato Jan Vande Putte, esperto in radioprotezione di Greenpeace Belgio:

Il primo ministro giapponese Abe vorrebbe far credere ai cittadini che il programma di decontaminazione in corso a Fukushima riporterà la radioattività a livelli accettabili, consentendo alle persone evacuate di tornare vivere nelle loro case. Si tratta però di una politica destinata al fallimento. Le foreste di Iitate sono un’enorme riserva di radioattività che resterà un pericolo diretto e una sorgente di potenziale ricontaminazione per secoli.

La completa decontaminazione è impossibile. Forzare i risedenti a tornare in aree insicure e altamente radioattive è una decisione tutta politica, presa per ragioni economiche, che non poggia su dati scientifici e non si cura della salute pubblica.

La zona di Iitate è un’area naturale composta da colline e montagne coperte di foreste, estesa più di 200 km quadrati e situata tra i 28 e i 47 chilometri dalla centrale di Fukushima Daiichi, interessata dall’incidente occorso nel marzo 2011.

Livelli di contaminazione inaccettabili secondo Greenpeace anche nelle zone bonificate situate nei pressi delle abitazioni e nei terreni, dove le radiazioni risultano pari a dieci volte la dose consentita per il pubblico.

A sostegno della politica di Abe si è però schierata, sottolinea Greenpeace, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. La valutazione del rischio prodotta dalla IAEA si baserebbe però, conclude l’associazione ambientalista, su “argomenti scientifici fallaci che sottostimano i rischi”.

21 luglio 2015
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I vostri commenti
ArgonX3, mercoledì 22 luglio 2015 alle16:27 ha scritto: rispondi »

Così se la gente torna e muore, non li risarciscono e chiudono la zona per "sempre". Costerà sicuramente meno che bonificare per 5 secoli

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