Il ritorno del Giappone alla normalità dopo lo tsunami passa anche dalle foreste. Da quelle, per la precisione, spazzate via dall’onda anomala dell’11 marzo 2010 e che ora le autorità locali hanno intenzione di ripristinare. La prefettura di Fukushima ha infatti avviato, in collaborazione con altre amministrazioni vicine, un progetto di riforestazione delle aree boschive distrutte dallo tsunami dell’11 marzo 2011.

Si tratta di una superficie complessiva di circa 460 ettari, dove saranno messe a dimora oltre 4 milioni e mezzo di piante. L’intervento di ripristino delle foreste, spiega la prefettura di Fukushima, richiederà almeno 9 anni di lavoro e servirà anche a prevenire gli effetti di un eventuale nuovo tsunami sulla fascia costiera, lunga 185 km, inondata lo scorso anno.

Il progetto partirà con una prima pineta che sarà piantumata su un’area di circa 30 – 40 km. In totale, sono 6 le prefetture interessate dal rimboschimento, a cominciare da quelle di Fukushima e di Aomori, dove lo tsunami ha inondato 295 ettari di foreste, il 70% delle quali è andato completamente distrutto. Anche gli alberi sopravvissuti all’onda anomala, in realtà, sono in grave difficoltà a causa della salinizzazione del suolo provocata dalle infiltrazioni di acqua marina.

Dall’area riforestata sarà esclusa la “zona rossa” intorno alla centrale di Fukushima Daiichi: in un raggio di 20 km dell’impianto danneggiato non sarà possibile piantare alberi, sia per l’impossibilità di trattenersi a lungo nell’area, sia per le difficoltà di smaltimento del legname radioattivo dei boschi abbattuti dallo tsunami.

3 maggio 2012
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