A quasi un anno dal disastro di Fukushima del marzo 2011, continuano a provenire dal Giappone notizie non propriamente rassicuranti sull’incidente alla centrale nucleare locale. Dopo la segnalazione di pochi giorni fa sulla fuoriuscita di 8 tonnellate di acqua radioattiva, giungono oggi preoccupanti dettagli sulla salute degli animali: nelle zone adiacenti all’impianto sarebbe in corso un’ecatombe di cani, gatti e altri animali domestici.

Secondo quanto riportato dai corrispondenti esteri della testata statunitense ABC, in netta contrapposizione con i dati invece annunciati dagli enti governativi giapponesi, migliaia di animali domestici sarebbero abbandonati al loro destino in quel di Fukushima. Dopo l’incidente nucleare, infatti, la popolazione sarebbe stata obbligata a disfarsi degli amici a quattro zampe e, a 10 mesi dal disastro, la situazione sarebbe drammatica: la quasi totalità di cani e gatti giacerebbe per strada ormai senza forze, in attesa di un aiuto.

È Yasunori Hoso, membro dell’United Kennel Club of Japan, a tratteggiare questo scenario da film horror: 20-40 cani e gatti morirebbero al giorno per malnutrizione, temperature proibitive o per aggressioni, considerato come molti animali si sbranino ormai l’un l’altro per assicurarsi la sopravvivenza. E nonostante il governo sottolinei come tutti gli esemplari siano stati catturati e portati in strutture di accoglienza, queste ultime tuttavia sconosciute all’opinione pubblica, è lo stesso Hoso a smentire l’edulcorata versione di stato.

«Il governo continua a sottolineare come vi siano pochissimi animali abbandonati, ma noi abbiamo visto le loro orme sulla neve. Stanno combattendo per rimanere in vita. Non hanno più grasso in corpo, non vi è più nulla che possa riscaldarli. Molti cuccioli sono morti di ipotermia, ma crediamo ve ne siano oltre 100 ancora in vita.»

Non è dato sapere quanti animali domestici siano effettivamente in libertà, considerato come non esista un registro degli stessi e come la maggioranza delle famiglie non ne abbia denunciato l’abbandono forzato. Molti degli sfollati, infatti, sono stati sistemati in abitazioni momentanee dove gli animali non sono permessi e, per paura di ritorsioni, non avanzano la richiesta di ritrovare cani e gatti perduti.

Le stime più ottimistiche parlano di qualche centinaia di esemplari, quelle catastrofiche addirittura di un migliaio. Hoso e i suoi volontari, i quali si sono assunti il rischio di spingersi fino a poco meno di un miglio dall’impianto, hanno da soli salvato 290 gatti e 34 cani, mentre innumerevoli sarebbero gli animali senza vita rinvenuti sul posto. Fra questi emerge la storia di “Sievert”, uno Shiba Inu esposto forzatamente alle radiazioni che ha perso momentaneamente l’uso delle zampe, e di un cucciolo rimasto per 39 giorni legato a una catena senza acqua e viveri.

5 febbraio 2012
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