Non accennano a finire i danni ambientali derivanti dal disastro di Fukushima. L’ultimo capitolo in ordine di tempo è stato aggiunto oggi con le dichiarazioni, anche se sarebbe meglio parlare di “ammissioni”, di TEPCO (Tokyo Electric Power Company), la società che gestisce la centrale nucleare pesantemente danneggiata dallo tsunami del 2011.

TEPCO ha spiegato che le acque radioattive accumulatesi sotto i reattori della centrale sono finite in mare, contaminando così quella porzione dell’Oceano Pacifico. Per la società questa è la prima ammissione dopo le numerose smentite arrivate nei mesi scorsi, quando i dubbi avanzati da numerosi studiosi sul fatto che le acque contaminate potessero filtrare verso il mare erano state prontamente smentite dai suoi addetti.

A confutare le ragioni mostrate dall’azienda erano state anche alcune rilevazioni effettuate sia a livello del mare che nel sottosuolo, i cui risultati mostravano chiaramente la contaminazione dell’ambiente con diversi picchi del livello di radiazione, al punto che in un’occasione era stato notato un aumento del livello del Cesio 134 pari al 110%.

TEPCO ha quindi ammesso che in una vasca che raccoglie l’acqua impiegata per raffreddare i reattori danneggiati si sono avute alcune perdite, cercando però di minimizzare il pericolo e assicurando che i dati relativi all’acqua non presentano aumenti anomali del livello di radioattività. Ciò significa che i cassoni in cemento e acciaio della centrale non sono riusciti a contenere il passaggio del liquido contaminato verso il mare, anche se per l’azienda l’impatto sull’ambiente rimane in ogni caso limitato.

22 luglio 2013
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