Non si fermano in Giappone i tentativi dei tecnici della TEPCO di chiudere la falla che si è aperta nel reattore numero 2 della centrale nucleare di Fukushima. La società giapponese che gestisce l’impianto sta cercando in tutti i modi di risolvere la situazione ma le notizie non sono confortanti.

L’ultimo bollettino dell’ISPRA ha chiarito come sia presente acqua altamente contaminata nelle Unità 1, 2 e 3. Nel caso dell’Unità 2, si pensa che abbia avuto origine per contatto diretto con il nocciolo parzialmente fuso, mentre per le Unità 1 e 3 si ipotizza che in realtà si tratti di vapore condensato proveniente dal contenimento o più semplicemente dell’acqua pompata all’interno dell’edificio del reattore danneggiato che successivamente si è raccolta nei pressi degli altri reattori.

Inizialmente, i tecnici della TEPCO avevano cercato di arginare la fuoriuscita di acqua radioattiva facendo colare del cemento fuso in corrispondenza della crepa di 20 centimetri apertasi nel nocciolo del reattore 2. In assenza di risultati convincenti, oggi si è optato per l’utilizzo di svariate sostanze quali polimeri, segatura e addirittura giornali sminuzzati che sono state riversate direttamente nel pozzo di sfogo collegato all’edificio delle turbine del reattore in modo da fermare la fuga di acqua contaminata.

Purtroppo, le ultime notizie sono ancora più preoccupanti. Lo stesso gestore dell’impianto nucleare di Fukushima ha infatti reso noto che intende riversare nell’oceano Pacifico almeno 15.000 tonnellate di acqua radioattiva a partire da martedì.

La decisione, che potrebbe sembrare molto rischiosa, è stata presa nel tentativo di accelerare il lavoro di messa in sicurezza dell’impianto. Secondo la Tokyo Electric Power Company, infatti, l’acqua rilasciata nel tentativo di raffreddare il reattore rappresenterebbe infatti un pericolo diretto per i tecnici impegnati sul luogo proprio per il suo alto livello di radiazioni e avrebbe di conseguenza rallentato tutte le operazioni.

La TEPCO sta cercando inoltre di individuare il possibile percorso dell’acqua radioattiva verso il mare in modo da cercare di bloccare la perdita o quanto meno limitarla. La società nipponica ha ipotizzato che la maggior parte dell’acqua si sposti sfruttando una serie di trincee e tunnel che sono normalmente utilizzati per le pompe di prelievo dell’acqua di mare per l’edificio reattore e per l’edificio turbine e il passaggio dei cavi di alimentazione delle pompe stesse.

4 aprile 2011
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