Le auto elettriche alimentate a celle di idrogeno potrebbero dare il proprio contributo a risolvere la delicata questione del riscaldamento globale. Tuttavia, a causa della esigua diffusione delle stazioni di rifornimento dell’idrogeno, il mercato fuel cell necessiterebbe da tempo di un concreto sviluppo.

Yoshikazu Tanaka, responsabile del progetto Toyota Mirai (il primo modello TFCS – Toyota Fuel Cell System, che abbina la tecnologia delle celle a combustibile alla tecnologia Hybrid, nei giorni scorsi protagonista negli USA di un test da Guinness dei primati avendo coperto 2.313 km in 24 ore), definisce la questione come “il cane che si morde la coda”: ovvero, nessuno vuole acquistare auto a idrogeno perché non ci sono stazioni di rifornimento, e nessuno vuole costruire stazioni di rifornimento perché non ci sono auto a idrogeno.

Per Toyota una soluzione ci sarebbe. Ottenere un quantitativo pressoché illimitato di energia da convertire ad impieghi automotive è possibile, se si rivolge la propria attenzione verso uno dei luoghi più “sporchi” che esistano: le toilette.

Secondo una indiscrezione in queste ore captata dal Web Toyota è attualmente impegnata nello studio di conversione dei “rifiuti umani” in idrogeno per l’alimentazione di Mirai. Lo studio viene condotto presso l’impianto di trattamento delle acque reflue Fukuoka City Central Processing Plant, dove le acque reflue vengono separate in rifiuti solidi e liquidi.

I “liquami”, a loro volta, a Fukuoka vengono additivati con dei microorganismi che sarebbero in grado di trasformare la composizione di origine per creare metano (per il 60% circa) e anidride carbonica (il restante 40%). Al termine di questa operazione, il personale addetto elimina la CO2 attraverso una operazione di filtraggio, e aggiunge vapore acqueo alla miscela, per poi “eliminare” nuovamente l’anidride carbonica e ottenere alla fine idrogeno puro.

Attualmente, indicano alcune fonti Web, gli impianti di Fukuoka producono 300 kg di idrogeno al giorno: un quantitativo di per se sufficiente all’alimentazione di 65 Toyota Mirai. Se tutti i biogas prodotti dall’impianto giapponese venissero convertiti in idrogeno, la capacità di alimentare autovetture fuel cell potrebbe salire a 600 al giorno.

Poco per poter dire che sia sufficiente a fare del comparto automotive una “società a idrogeno”, che cioè non abbia alcun bisogno di combustibili fossili; tuttavia sembrerebbe un concreto passo avanti.

D’altro canto la trasformazione di liquami e acque reflue è uno dei metodi più “green” per ricavare idrogeno, in particolare riguardo ai centri urbani, dove la produzione di “liquami di scarto” raggiunge grandi proporzioni, e dove le acque reflue, una volta trattate, nella maggior parte dei casi vengono eliminate.

22 settembre 2016
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I vostri commenti
Vincenzo Rocca, mercoledì 28 settembre 2016 alle15:54 ha scritto: rispondi »

si guarda lontano e non ci accorgiamo che in Italia viaggiano migliagia di auto ibride con l'idrogeno. H1 HIDROGEN è un'azienda tutta italiana, che ha messo sul mercato (con ottimo feedbek dei clienti), un kit con cella elettrolitica che produce in autonomamente l' ossidrogeno e immesso per depressione dal collettore di aspirazione, quindi senza pericolo, superato il problema di stoccaggio. Il kit è coperto di polizza assicurativa AXA fino a 1.500,000,00 per responsabilità civile (R.C.) e responsabilità civile prodotti (R.C.P.). BENEFICI: Riduzione di emissioni inquinanti fino al 20% con esclusione per questo dato dei mezzi dotati di F.A.P., ES., E5., E6. E DI QUELLI ALIMENTATI A GPL E METANO. Risparmio sui carburanti come segue: fino al 50% per Autovetture, furgoni, macchine agricole, mezzi nautici 10%/20% per autobus, corriere, tir, camion e gruppi di continuità 8%/15% per gruppi elettrogeni. La forbice di risparmio dipende dalla vetustà del mezzo e dello stile di guida. Vincenzo

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