Gli scarti della produzione di biocarburanti potrebbero alimentare delle pile a combustibile microbiologico e con queste pile si potrebbero costruire delle macchine capaci di provvedere da sole al proprio fabbisogno energetico da impiegare, ad esempio, per depurare le acque o per monitoraggi in ambienti estremi.

Un gruppo di ricerca della University of Surrey ha inoculato dei batteri presi da un impianto di trattamento delle acque reflue in una cella con del DDGS. I batteri, in condizioni anerobiche, hanno prodotto elettroni, ovvero corrente elettrica, che i ricercatori sono riusciti a catturare.

Il DDGS (Distillers Dried Grain with Solubles) è un sottoprodotto della distillazione dell’etanolo e viene usato come mangime per animali. La maggior parte del DDGS viene dalle distillerie di whisky e birra, ma negli impianti dove si fanno biocarburanti la produzione è in aumento.

Gli scarti che si ottengono dopo l’azione dei batteri sono meno reattivi all’ossigeno, quindi meno inquinanti. Uno dei problemi causati dalla decomposizione in acqua degli inquinanti è proprio la loro ossidazione, che sottrae ossigeno agli organismi che vorrebbero respirarlo.

I prossimi sviluppi in questo settore di ricerca saranno l’identificazione dei migliori ceppi batterici per alimentare le pile a combustibile microbiologico e ulteriori studi sui processi metabolici che generano elettroni.

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6 settembre 2012
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