Tra le varietà esotiche amate anche sulle tavole italiane, il frutto del drago è certamente tra le più gettonate. Dalla singolarissima forma, nonché dal gusto inconfondibile, questo alimento viene consumato fresco o come ingrediente per la preparazione delle più disparate ricette. Ma quali sono le sue origini, le proprietà nutrizionali, nonché i benefici che può garantire all’organismo?

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Chiamato anche pitaya o dragon fruit, il nome deriva dal suo originale aspetto: l’involucro dall’intenso colore rosso, abbinato a delle appendici estese verso l’esterno, ricorda infatti le fiamme emesse dalle fauci del mitologico animale. Di seguito, le informazioni sulle peculiarità di questa specie unica nel suo genere.

Frutto del drago: origini e proprietà nutrizionali

L’Hylocereus undatus è una pianta appartenente alla famiglia delle Cactaceae, nota ai più per il suo singolare frutto, dalla crescita spontanea in America Centrale. Nei secoli la sua coltivazione si è tuttavia estesa in tutti le nazioni dai climi caldi e tropicali del mondo, in particolare in Asia, dove si trova in abbondanza in Malesia, Vietnam, Thailandia, Indonesia, Filippine, Sri Lanka e Cambogia. A tutti gli effetti una pianta grassa, questa varietà condivide alcuni elementi delle famiglie rampicanti: si sostiene e si erge verso l’alto, infatti, sfruttando il fusto di alti alberi, senza effetti dannosi per gli stessi. Il frutto, chiamato pitaya o dragon fruit, presenta un caratteristico involucro di colore rosso, giallastro oppure tendente al marrone e al violaceo, da cui spuntano alcune appendici carnose estese verso l’esterno, tanto da ricordare una fiamma. La polpa, morbida e dalle tinte chiare, è ricolma di moltissimi semi neri del tutto commestibili: dal gusto dolce e dal profumo delicato, viene consumata fresca sia come ingrediente per le più svariate ricette. Esistono comunque diverse varietà del dragon fruit – a polpa bianca, gialla o rossa – e spesso è consumato essiccato.

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Dal punto di vista nutrizionale, il frutto del drago fresco è un alimento leggero e ipocalorico: 100 grammi di polpa apportano solamente 36 kcal. Va però considerato come ogni singolo esemplare, a seconda della grandezza, può avere un peso compreso tra i 150 e i 600 grammi, quindi il calcolo calorico può variare anche in relazione al consumo. I carboidrati rappresentano unicamente 9 grammi per il medesimo peso, le proteine 2 e i lipidi soltanto un grammo, mentre il resto è determinato da grandi quantitativi d’acqua. Discorso diverso, tuttavia, è quello per la pitaya essiccata: sempre per 100 grammi, può raggiungere le 337 kcal, di cui ben 63.5 grammi di carboidrati.

Davvero interessante è l’apporto di micronutrienti e sali minerali: oltre a essere ricco di vitamine C, B1, B2, B3 ed E – quest’ultima fondamentale antiossidante per l’organismo nonché primo contrasto ai radicali liberi – offre buoni livelli di ferro, fosforo, calcio e potassio. Eccellente, infine, il contenuto in fibre.

Benefici per l’organismo

Date le sue caratteristiche nutrizionali, e soprattutto il contenuto in micronutrienti, il frutto del drago si rivela come un ottimo alleato per il benessere dell’organismo. Trovarlo in Italia non è però semplice, poiché solitamente assente sia dalla grande distribuzione che dai piccoli ortofrutta, anche se il recente aumento della domanda ne sta incentivando la distribuzione.

Considerato il ridotto apporto calorico, nonché l’elevato contenuto in fibre, il dragon fruit è innanzitutto un alimento utile da inserire all’interno delle diete dimagranti. Le fibre, infatti, favoriscono il senso di sazietà, gestiscono i livelli di zuccheri nel sangue e incentivano l’attività intestinale, garantendo una migliore regolarità. Il buon contenuto in sali minerali, invece, renda la pitaya uno dei migliori frutti rimineralizzanti, ideale da assumere dopo un allenamento faticoso, per combattere la calura estiva e, ancora, per combattere rapidamente spossatezza e dolori muscolari.

Nel frattempo, la vitamina C migliora le funzionalità del sistema immunitario, offrendo una maggiore resistenza agli attacchi di agenti esterni, mentre la E riduce gli effetti dell’invecchiamento grazie alla sua azione antiossidante. Questa vitamina, contrastando direttamente i radicali liberi, è infatti la difesa di prima linea per mantenere una buona elasticità della pelle, combattere le rughe e rafforzare unghie e capelli. Le grandi quantità di acqua contenute nel frutto, invece, incentivano l’idratazione e la diuresi, con effetti diretti anche sull’ipertensione, riducendo la pressione sanguigna e scongiurando l’accumulo eccessivo di colesterolo.

Interessante sono anche le proprietà depurative dovute alle fitoalbumine di cui è ricco, capaci di agire soprattutto a livello del fegato, ma anche dell’effetto blandamente eccitante della cactina, capace di stimolare il sistema nervoso centrale per aumentare la concentrazione e, fatto non da poco, anche incrementare le prestazioni amorose. Fatta eccezione per ipersensibilità personali e allergie, il frutto del drago non presenta particolari controindicazioni, se non problemi intestinali per un consumo eccessivo.

19 marzo 2017
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