La frutta secca come alleato della salute contro la sindrome metabolica. Questo è quanto emerge dallo studio condotto presso il Clinical Nutrition and Risk Factor Modification Centre del St. Michael’s Hospital dal Dr. John Sievenpiper.

Mangiare noci, mandorle, nocciole, pistacchi o altro tipo di frutta secca col guscio può ridurre, seppur in “misura modesta”, i livelli di grassi come i trigliceridi e di zuccheri nel sangue. Due dei cinque fattori che possono contribuire a sviluppare la sindrome metabolica, insieme con l’obesità, l’ipertensione arteriosa e il basso livello di colesterolo “buono”.

Durante la sua ricerca il Dr. Sievenpiper ha confrontato i dati di oltre 2.000 pubblicazioni con 49 studi randomizzati condotti su circa 2.000 volontari. Questi ultimi erano suddivisi in due gruppi, uno a cui è stato chiesto di integrare la propria alimentazione con un quantitativo compreso tra i 30 e i 50 grammi di frutta secca al giorno e l’altro che seguiva una dieta sprovvista di tali integrazioni.

Il risultato è stato quello di una maggiore propensione da parte di chi consumava noci e mandorle ridurre due fattori che conducono alla cosiddetta sindrome metabolica.

Unici accorgimenti raccomandati sono il rispetto delle porzioni e l’attenzione ad alcune sostanziali differenze. Tra queste è bene ricordare che le arachidi non sono da includere nella frutta secca, ma da considerare come i legumi quali sono e quindi non utili per ottenere i benefici descritti.

Sulle modalità di integrazione è lo stesso Sievenpiper a suggerire la modalità migliore:

Cinquanta grammi di frutta secca possono essere integrate con facilità nella dieta come snack o come sostituti per i grassi di origine animale o i carboidrati raffinati.

31 luglio 2014
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