Il paradosso che caratterizza in questi anni il mercato ortofrutticolo italiano ha quasi dell’incredibile, tanto che, se non fosse per gli effetti fin troppo evidenti su un settore ormai in perenne crisi, si stenterebbe quasi a credere che l’enorme quantità di frutta prodotta stia portando a un aumento vertiginoso dei prezzi dei prodotti e non, come la logica farebbe pensare, al loro abbassamento.

La super-produzione, rispetto alla domanda, sta infatti portando al crollo dei prezzi al campo, ma al contemporaneo aumento dei prezzi praticati in negozi e supermercati, da dove la maggior parte dei consumatori accede ai prodotti. Questa paradossale situazione, unita a psicosi come quelle causate dal batterio E.coli qualche mese fa, sta portando a un calo del consumo di frutta e verdura con relativa chiusura di numerose aziende agricole.

Secondo i dati diffusi da Coldiretti, gli acquisti di frutta e verdura sono passati da 450 kg all’anno per ogni famiglia agli attuali 350 kg, facendo segnare una riduzione dei consumi pari al 22% negli ultimi dieci anni. La causa è da ricercare nell’aumento dei prezzi praticati dalla catena distributiva, che ha portato a rincari fino al 630% rispetto ai prezzi praticati direttamente presso le aziende agricole: un’impennata dei costi che ha di fatto convinto buona parte della gente a rinunciare o a ridurre drasticamente il consumo di questi alimenti.

Il calo dei consumi continua anche nel 2011, dove nel primo trimestre è stato registrato un calo del 9%, rendendo ancora più difficile una situazione che per il settore ortofrutticolo è diventata ormai insostenibile, al punto da portare gli agricoltori a gesti tanto eclatanti quanto emblematici, come ad esempio la distribuzione gratuita, in piazza, di frutta e verdura. Si tratta di un gesto che altro non è se non un modo di protestare nei confronti della grande distribuzione, colpevole, secondo i diretti interessati, di creare delle distorsioni troppo marcate tra i prezzi dei prodotti all’origine e quelli finali che pesano sui bilanci dei consumatori.

A sottolineare la difficile condizione del settore è stato anche il presidente di Coldiretti, Sergio Marini:

Occorre intervenire sulle distorsioni nel passaggio dal campo alla tavola, sottopagano il nostro prodotto su valori insostenibili e rendono onerosi gli acquisti per i consumatori, spesso costretti a rinunciare ad alimenti indispensabili per la salute. Serve un’assunzione di responsabilità dell’intera filiera, riducendo la forbice.

Per cercare di trovare una soluzione è previsto in settimana un incontro a Roma tra le cooperative e le associazioni agricole, come spiegato dal presidente di Confagricoltura, Mario Guidi:

Faremo massima pressione sulla politica internazionale, europea e della grande distribuzione. La crisi è contingente, per motivi di sovrapposizione delle produzioni europee e del calo dei consumi. Servono strumenti d’emergenza e normative in grado di dare all’agricoltore un maggior potere contrattuale, accordi con la Gdo per limitare le vendite sottocosto che danneggiano il sistema e introdurre una figura interprofessionale che garantisca equilibrio tra il prezzo al produttore e quello al consumatore. Qualcosa devono fare anche gli agricoltori: essere capaci di produrre una qualità più standardizzata e organizzare meglio l’offerta.

Da affrontare ci sarà quindi il problema della scomparsa numerosa aziende agricole e di molte altre che rischiano di chiudere prossimamente, portando via con esse moltissimi posti di lavoro e una buona percentuale delle produzioni.

25 luglio 2011
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