A mali estremi, estremi rimedi. Questo deve aver pensato l’imprenditore francese del fotovoltaico Franck Le Borgne dodici giorni fa, quando ha deciso di intraprendere lo sciopero della fame in segno di protesta contro le recenti decisioni del governo transalpino in materia di energia rinnovabile.

A gettare l’operatore nella disperazione è stata in particolare la moratoria stabilita dall’esecutivo di Parigi alla fine del 2010, che ha bloccato per tre mesi tutte le richieste di collegamento alla rete elettrica di nuovi impianti fotovoltaici. Una decisione che ha rappresentato una condanna a morte per molte imprese del settore e ha causato, secondo le stime degli operatori, la perdita di circa 15mila posti di lavoro, pari alla metà di tutti gli occupati del comparto.

Al termine del blocco trimestrale, come se non bastasse, il governo francese ha cancellato gli incentivi per gli impianti su tetto con potenza superiore a 100 kW e per tutte le centrali a terra, impedendo di fatto a molti imprenditori di recuperare gli investimenti già effettuati. È il caso, tra i tanti, proprio di Le Borgne, bretone, 46 anni, che dall’11 luglio è accampato in una tenda in un campo fotovoltaico installato nella località di Saint-Alouestre. Senza mangiare.

Sono qui perché mi lascino fare il mio mestiere e ci restituiscano il diritto di produrre energia solare – ha dichiarato l’imprenditore – Ci hanno detto che le tariffe erano troppo elevate e che era necessario rivedere il meccanismo: il risultato è che dopo averci incoraggiato in queste tecnologie innovative, il governo ci abbandonati.

Le Borgne ha incassato la solidarietà di molti politici e amministratori locali, oltre che dell’intera filiera del fotovoltaico francese. Il governo, dal canto suo, si appresta a varare, a partire dal 1 agosto, un nuovo meccanismo incentivante per il fotovoltaico, basato sulle cosiddette “appel d’offres” (ovvero delle gare d’appalto), ma i primi risultati del nuovo sistema, si conosceranno solo nella primavera del 2012.

22 luglio 2011
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