È uno dei frutti più amati, complice la fresca dolcezza che lo rende uno degli alimenti più gettonati in primavera e in estate. Ottima consumata singolarmente, la fragola ben si presta anche alle più svariate ricette, dove trova il suo matrimonio perfetto con semifreddi e gelati. Come coltivarla autonomamente, in orto oppure in balcone?

Ricche di zuccheri, vitamina C e flavonoidi, le fragole sono disponibili in molteplici varietà. Dalla gorella a forma di cuore, passando per la pregiata darselect, la scelta dipende dai propri gusti così come dalle esigenze di consumo: queste tipologie, infatti, si differenziano principalmente per il periodo di maturazione. Come di consueto, si chieda consiglio al proprio fornitore di semi per l’orto di fiducia.

Cosa sapere prima di coltivare le fragole

Le fragole sono i frutti aggregati delle piante appartenenti al genere Fragaria. In questa definizione si annoverano almeno 20 specie diverse, che possono dar luogo a centinaia di frutti altrettanto variegati. Parlare della fragola come un frutto è però una semplificazione dovuta alla consuetudine: i veri frutti sono gli alcheni, ovvero i semi che ricoprono l’intera superficie della parte edule.

Ormai diffusa in tutto il mondo, la fragola è comune nel bacino del Mediterraneo, dove può crescere spontaneamente in boschi e prati. La varietà selvatica è solitamente di dimensioni ben più ridotte rispetto a quelle da coltivazione, derivate negli anni da processi di ibridazione e ottimizzazione tra tipologie nordamericane ed europee.

Le coltivazioni sono frequenti in collina e in montagna, poiché la pianta predilige un clima temperato ma tendente al freddo, mentre soffre la calura estrema così come alti tassi d’umidità. Le piante dovranno comunque essere esposte al sole, indispensabile al loro sviluppo, anche se nei periodi più caldi dell’anno sarà utile predisporre opportuni ripari e zone d’ombra per evitare che le foglie secchino rapidamente. Allo stesso modo, in inverno bisognerà pensare a un’adeguata copertura per evitare gelate anche letali. La semina, o il trapianto, avviene solitamente in primavera, dalla fine di marzo in poi.

Il terriccio ideale è altamente drenante, soffice, sabbioso e con un PH compreso tra 5,5 e 6,5. Meglio se ricco di sostanze organiche, quindi precedentemente concimato sia con compost che con letame. Le richieste d’acqua sono infine abbondanti, praticamente quotidiane soprattutto nei periodi di primo trapianti, anche se si preferisce un’irrigazione direttamente sul terreno anziché sulle foglie. Un umidità eccessiva nella parte superiore della pianta, infatti, potrebbe favorire l’infestazione da afidi, muffe o funghi.

Coltivazione in orto o in vaso

Le fragole possono essere facilmente coltivate in orto oppure in balcone, dove possono essere sfruttare anche come piante ornamentali per il verde intenso delle foglie frastagliate e la crescita cespugliosa. Particolarmente apprezzati per la loro delicata eleganza, i fragoleti in giardino sono spesso scelti proprio per il loro potenziale decorativo.

La coltivazione può avvenire sia con il ricorso ai semi che con il trapianto di piantine. Questa seconda modalità è la più diffusa, quasi uno standard, considerato come ottenere germogli dal seme sia operazione complessa, dedicata a mani esperte. Per questo motivo, agli scopi di questo approfondimento si farà riferimento alla seconda modalità, adatta anche ai neofiti.

Per la predisposizione di un piccolo fragoleto in balcone, è importante innanzitutto scegliere il vaso adeguato. La pianta può svilupparsi dai 60 agli 80 centimetri in altezza, mentre le radici hanno bisogno di un sufficiente spazio per svilupparsi e ramificarsi nel terreno. Scelto il contenitore adatto, alto almeno una trentina di centimetri, si crea sul fondo un letto di cocci o ghiaia, per favore il drenaggio dell’acqua. Dopodiché si riempie con un terriccio morbido ma generoso, anche con compost sminuzzato, e si smuove adeguatamente affinché le sostanze nutritive si distribuiscano equamente nel vaso. Qualora si opti per un orto, invece, le fragole vengono normalmente coltivate in filari, distanziando ogni esemplare di circa 40 centimetri ciascuno. Anche in questo caso, zappatura e concimazione del terreno sono imprescindibili per la buona riuscita del successivo raccolto. Così come in ogni caso di trapianto, andrà effettuata una buca di dimensioni sufficienti per accogliere la piantina compreso il suo terreno originario, quindi si riempiono gli spazi vuoti con altro terriccio e, con quantità non eccessive d’acqua, si cerca di compattare le superficie. Il ciclo di vita delle piante da filare è di circa 3-4 anni, quindi in inverno ci si dovrà ricordare delle opportune protezioni contro le basse temperature.

Il raccolto avviene dalla fine della primavera fino al termine dell’estate. La produzione dipende anche dalla variabilità climatica del luogo in cui si risiede, nonché dagli spazi scelti: temperature costantemente miti, o il ricorso alle serre, potrebbero assicurare gustosi frutti anche ben oltre l’autunno inoltrato.

14 febbraio 2015
I vostri commenti
giuseppe cracchi, lunedì 16 febbraio 2015 alle10:17 ha scritto: rispondi »

grazie per i consigli

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