All’inizio del 2015 in Maryland, era stata votata dalla maggioranza, sia in Senato che alla Camera, una moratoria di due anni per il fracking. La moratoria è diventata legge proprio venerdì scorso, allo scadere dei termini, perché non è stata bloccata dal Governatore repubblicano Larry Hogan, che a dire il vero non l’ha neanche firmata. È opinione comune che in ogni caso il veto non sarebbe servito a bloccare l’iter, vista la precedente schiacciante approvazione.

La posizione di Hogan riguardo al fracking si era capita l’anno scorso, quando durante la campagna elettorale l’aveva definita una “miniera d’oro”, pur sostenendo che dovesse essere realizzata:

In modo ecologicamente sensibile, con tutte le precauzioni possibili.

Fatto sta che adesso ci sono due anni di tempo che gli ambientalisti sperano serviranno, come è stato per New York in precedenza (che ha poi vietato la pratica della fratturazione idraulica per l’estrazione di gas di scisto), per portare avanti studi scientifici sulla pericolosità per l’ambiente e la salute pubblica. Il disegno di legge chiede al Dipartimento dell’Ambiente del Maryland una nuova regolamentazione del processo entro ottobre 2016, dopodiché per un altro anno non sarà concessa nessuna licenza ad altre società per la realizzazione di questa pratica.

Shilpa Joshi, coordinatrice in Maryland di Chesapeake Climate Action Network, organizzazione no profit che lotta contro il cambiamento climatico e che ha fatto sentire forte la sua voce in questi mesi, ha affermato con entusiasmo e speranza:

Questa vittoria appartiene ai cittadini dalle montagne del Maryland fino alla costa orientale, che hanno lottato per anni per proteggere la nostra aria, l’acqua, l’economia e il clima, dal settore del gas.

Il movimento popolare che ha inondato di e-mail l’ufficio del governatore Hogan e l’Assemblea Generale e che vuole questa primavera, potrà solo crescere e diventare più forte nei prossimi due anni per garantire che le nostre comunità siano tutelate.

1 giugno 2015
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