Il rapporto annuale “Innovation: managing risk, not avoiding it” del Government Chief Scientific Adviser del Regno Unito, Mark Walport, mette in guardia dai rischi del fracking.

Rischi riguardo il fracking che vengono paragonati a quelli che nella storia hanno dimostrato di comportare, pratiche che sono state scelte in modo speditivi e approssimativo e di cui dopo molti anni ci siamo pentiti. Walport infatti afferma:

La storia presenta molti esempi di direzioni prese dall’innovazione, che poi si sono rivelati problematici – per esempio riguardanti l’amianto, il benzene, il talidomide, le diossine, il piombo nella benzina, il tabacco, molti pesticidi, il mercurio, il cloro e composti che alterano il sistema endocrino.

In tutti questi e molti altri casi, il riconoscimento ritardato degli effetti avversi comportò non solo seri impatti ambientali e sulla salute, ma grandi spese e riduzione della competitività per le imprese e le economie che hanno persistito nella strada sbagliata.

Da tempo gli ambientalisti e chi vive nei territori dove si realizzano le perforazioni di rocce scistose, con sostanze chimiche, sabbia e acqua ad alta pressione, per far risalire gli idrocarburi contenuti nel sottosuolo, manifestano il timore dell’inquinamento delle falde acquifere, di danni causati dai cantieri in aree rurali e per gli effetti a svantaggio dello sviluppo delle energie rinnovabili, nella direzione dell’aumento del surriscaldamento globale.

All’interno del rapporto, il Prof. Andrew Stirling della University of Sussex afferma che sia ilRegno Unito che il mondo intero, potrebbero rimediare ai cambiamenti climatici, facendo ricorso alle energie rinnovabili, se non fossero coinvolti gli interessi economici dei grandi del fossile.

Dall’altra parte un rapporto del 2012, realizzato dalla Royal Academy of Engineering in collaborazione con la Royal Society di Londra, che studiava il metodo del fracking, aveva concluso che, se praticato con le dovute cautele, questo è un metodo sicuro e che i rischi sono bassi.

Il principio di precauzione è molto lontano da tutto questo. Anche Louise Hutchins, responsabile per l’energia di Greenpeace UK, rende noti i suoi dubbi:

I ministri britannici sono stati avvertiti dal proprio principale scienziato che non conosciamo a sufficienza i potenziali effetti collaterali della perforazione di scisto, per fidarci di questo settore.

Il report sta giusto sollevando preoccupazioni non solo per il potenziale impatto ambientale e sulla salute, ma anche per i costi economici che comporta scommettere ingenti risorse in un settore che non ha dimostrato la sua sicurezza. I ministri dovrebbero ascoltare questo appello alla ragione e sottoporre la loro spinta allo sfruttamento dello scisto ad un controllo della realtà che faccia riflettere.

1 dicembre 2014
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I vostri commenti
Dino, martedì 2 dicembre 2014 alle22:14 ha scritto: rispondi »

Oltre ad un buon intubamento, devono preoccuparsi di disoleare le acque di risulta, oggi la tecnologia cè testata già 10 anni or sono su 7 impianti. Peccato che si siano preoccupati dell'ecologia nel deserto e non nei territori antropizzati. Così và il mondo.

Angelo, martedì 2 dicembre 2014 alle20:29 ha scritto: rispondi »

Noi qui nella Bassa Modenese non vogliamo il fracking come penso qualsiasi altro essere umano di buon senso !

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