È successo con il nucleare, con il carbone e sta accadendo anche con lo shale gas: quando si tratta di dismettere centrali e impianti e di chiudere giacimenti per motivi ambientali e per evitare di esporre la popolazione a rischi sanitari, l’industria si trincera dietro ai danni procurati dalla perdita di migliaia di posti di lavoro. In Italia la travagliata vicenda dell’ILVA è un esempio di come il ricatto occupazionale, in special modo nelle aree depresse, riesca a prevalere sulla salute pubblica.

I posti di lavoro creati dalle fonti fossili però spesso sono sovrastimati. A denunciarlo in un recente report è l’associazione ambientalista Friends of the Earth. L’analisi si è concentrata sui posti di lavoro generati dall’estrazione di shale gas nel Regno Unito, mediante la controversa tecnica del fracking, associata da diversi studi a terremoti di piccola intensità, emissioni climalteranti e contaminazione delle falde acquifere.

Secondo gli ambientalisti i posti di lavoro creati dall’industria dello shale gas in Gran Bretagna sarebbero stati sovrastimati. I sostenitori del fracking si trincererebbero dietro a uno studio dell’Institute of Directors, sponsorizzato dalla compagnia energetica Cuadrilla. L’analisi sostiene che ogni pozzo genera 1.104 nuovi posti di lavoro per 0,59 miliardi di metri cubi di gas naturale prodotti ogni anno.

Friends of the Earth contesta queste cifre, citando i dati di uno studio americano sull’occupazione generata dall’estrazione dello shale gas, pari a 8,5 nuovi posti di lavoro ogni 283 milioni di metri cubi. Basandosi su queste stime, ciascun pozzo britannico dovrebbe generare 400 nuovi posti di lavoro e non 1.104.

Ken Cronin, direttore generale dello UK Onshore Oil and Gas (UKOOG), contesta a sua volta i dati forniti dagli ambientalisti, citando uno studio di McKinsey che dimostra come l’industria dello shale gas abbia creato 1,6 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti.

La natura dei posti di lavoro derivati dal fracking sarebbe però instabile, secondo quanto affermano gli ambientalisti. Nel Lancashire (UK) ad esempio, i 1.700 nuovi impieghi creati sono contratti a termine che durano solo un anno. Dopo soli 3 anni, un nuovo giacimento riduce a 200 unità all’anno la sua capacità di creare occupazione.

Le energie rinnovabili, al contrario, creano sei volte il numero di posti di lavoro generati dal gas per unità di energia prodotta. Investendo lo stesso importo, l’industria delle rinnovabili e dell’efficienza energetica genera ricadute occupazionali 3 volte superiori. Nel Nord-Ovest del Paese, dove si sta investendo molto nell’estrazione di shale gas, le fonti pulite ad esempio potrebbero garantire 24 mila nuovi posti di lavoro a lungo termine.

20 gennaio 2015
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