Venerdì scorso l’amministrazione Obama ha reso pubbliche le nuove norme federali in tema di fratturazione idraulica. Norme che si attendevano da 30 anni, da quando cioè questa invasiva tecnica di estrazione degli idrocarburi da scisto si è diffusa negli Stati Uniti.

Le regole, redatte dal Bureau of Land Management (BLM), non sembrano però esser state accolte positivamente: sia l’industria del petrolio e del gas che i repubblicani, come anche gli ambientalisti dall’altra parte, non sono soddisfatti.

Vediamo di cosa si tratta. Verranno imposte a partire da giugno solo sulle terre federali e renderanno obbligatorio, per le compagnie petrolifere e del gas, esplicitare, pubblicandola sul sito FracFocus, la composizione delle sostanze chimiche utilizzate nelle acque di fratturazione, ma questo dopo 30 giorni dall’apertura del pozzo.

Chi perfora sarà inoltre obbligato a realizzare dei test di integrità sulle barriere di cemento che contengono l’acqua trattata chimicamente al fine di ridurre il pericolo di perdite che contaminino la falda. Le aziende saranno inoltre tenute a conservare le acque reflue in vasche specifiche. Il segretario degli interni, Sally Jewell ha commentato la novità:

È un segno che il governo federale si sta muovendo verso gli standard a livello nazionale. Le norme federali attuali per una buona perforazione hanno più di 30 anni e semplicemente non hanno tenuto il passo con la complessità tecnica delle operazioni di fratturazione idraulica di oggi.

Le reazioni però sono state immediate. L’Independent Petroleum Association of America e la Western Energy Alliance hanno già intentato una causa presso un tribunale federale del Wyoming sostenendo che le regole sono basate su “preoccupazioni infondate” relativamente alla sicurezza del fracking.

Molte altre compagnie petrolifere e del gas auspicano il mantenimento di una regolamentazione statale, sostenendo che i regolatori statali hanno la migliore conoscenza di ciò che è adatto per aree particolari. Questo mentre 27 repubblicani hanno introdotto un disegno di legge per bloccare l’applicazione di dette regole.

Dall’altra parte gli ambientalisti le giudicano insufficienti, frammentarie, incoerenti e troppo blande. Si ricorda che il numero di pozzi posti in suolo federale sono appena l’11% di quelli totali per l’estrazione di gas e solo il 5% di quelli per l’estrazione di petrolio.

Non bastano a chi è preoccupato per i danni all’ambiente, i tentativi del Governo di spiegare che questo è un passo importante per impostare una linea di base per le disposizioni statali sul fracking. Drew Hudson, direttore esecutivo per Environmental Action, afferma che:

Il fracking minaccia la nostra aria, acqua e il nostro clima. Quando la bolla dello shale gas scoppierà, e lo farà, avremo buttato anni su una tecnica di perforazione davvero sporca, per un carburante ancora più sporco.

I timori, soprattutto di chi vive nei territori dove vengono realizzati i pozzi, rimangono intatti e riguardano principalmente la paura che le falde vengano inquinate da idrocarburi che fuoriescono dagli impianti, dalle sostanze chimiche contenute nelle acque di perforazione o da incidenti.

Si spera che questa azione del Governo possa indicare una maggiore presa di coscienza nei confronti delle criticità causate da questa impattante e costosa tecnica di prelievo di idrocarburi.

Nel frattempo l’amministrazione Obama sta lavorando su delle misure per fermare le perdite di metano che si verificano con le attività di estrazione e l’Environmental Protection Agency (EPA) sta conducendo uno studio pluriennale sui rischi alla salute che comporta il fracking. A risultati ottenuti potrebbe esserci una ulteriore spinta in favore di una più stretta regolamentazione di questo settore.

24 marzo 2015
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Vox
Lascia un commento