La contaminazione delle falde acquifere riscontrata in alcuni casi nei pressi di giacimenti di gas di scisto non è riconducibile direttamente al fracking, la tecnica della fratturazione idraulica utilizzata per facilitare la risalita del gas naturale in superficie. A sostenerlo è un recente studio condotto da un’équipe di ricercatori della Ohio State University, pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences.

Secondo quanto appurato dagli studiosi, a causare la contaminazione delle falde acquifere vicino ai pozzi sarebbero carenze strutturali nelle condutture e non la perforazione idraulica. Gli scienziati hanno analizzato otto pozzi di acqua potabile contaminati in Pennsylvania e Texas, impiegando un nuovo metodo, nettamente più efficace di quelli utilizzati finora, per il tracciamento del percorso del metano nel sottosuolo.

Il team di ricerca ha così scoperto che le fughe di gas derivano o da cause naturali o da rivestimenti in cemento poco affidabili. Il fracking non è stato associato in nessuno dei casi presi in esame a episodi di contaminazione da gas naturale. Lo stesso vale per la tecnica della perforazione orizzontale. Come ha spiegato Thomas Darrah, docente di scienze della terra all’Università dell’Ohio:

Non c’è dubbio che in molti casi i livelli elevati di gas naturale nelle falde acquifere siano frutto di cause naturali, ma in un sottoinsieme di casi la contaminazione è stata causata da errori umani.

Tuttavia i dati in nostro possesso suggeriscono che, quando si verifica la contaminazione, a causarla non è il fracking, ma un’inadeguata cementazione dei pozzi.

Nella fratturazione idraulica non avviene contaminazione perché l’acqua viene pompata a una profondità molto al di sotto della falda freatica. I tubi verticali che trasportano il gas estratto verso l’alto sarebbero invece i veri responsabili delle fughe a causa di cedimenti strutturali.

Per scongiurare il rischio di contaminazione nei pressi dei giacimenti sarebbe sufficiente, secondo gli autori dello studio, investire maggiormente nella solidità delle condutture.

16 settembre 2014
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I vostri commenti
pg, giovedì 18 settembre 2014 alle17:41 ha scritto: rispondi »

Anche a Fukushima non sono le centrali nucleari ad essere pericolose, ma le onde dell'oceano ad essere troppo alte. Se togliamo quelle come fattore di rischio, tutto ok!!!

Luigi Antonio Pezone , giovedì 18 settembre 2014 alle11:40 ha scritto: rispondi »

Personalmente, non credo alle verità parziali che ognuno si costruisce per difendere i propri affari per frantumare le rocce oltre alle altissime pressioni sono necessarie anche sostante chimiche. Dove vanno a finire? Ma il problema è un'altro. Noi non abbiamo bisogno di perforare niente perché altre frontiere si possono aprire per produrre energia e alimentazione, soprattutto nel mare. Ma chi non ha voluto realizzare i sistemi depurativi globali ignorerà anche quest'altra proposta brevetto del sottoscritto:Con sistemi di galleggiamento inaffondabili, opere d’ingegneria, possibilmente italiane, e una corretta interpretazione di principi idraulici, come i vasi comunicanti, il teorema di Bernoulli, le pompe Venturi. Noi possiamo realizzare questo fenomeno in tutte le acque del mondo, che come è noto, coprono i tre quarti della superficie della terra. Questi impianti sono caratterizzati dal fatto che i tubi scendono verticalmente a profondità di poche decine di metri con un solo tubo (downwelling) oppure chilometriche con tubo di risalita, irrigiditi da funi di acciaio disposte a 90 gradi, fino ai fondali, dove si depositano melme contenenti le sostanze nutrienti. Possono anche arrivare oltre la linea di compensazione dei carbonati ((Carbonate Compensation Depth line), dove il carbonio e i carbonati sono solubilizzati dalle altissime pressioni nelle acque che sovrastano le piane oceaniche. In entrambi i casi, questi tubi, scendendo, nella zona superiore porteranno una elettropompa assiale intubata, che ha il pregio di funzionare semplicemente appoggiata su un anello di acciaio saldato, Inoltre, realizzando vicino al fondale delle strozzaure venturi che aspirano una quota di fluido dall’esterno possiamo aspirare e miscelare all’acqua che risale in superficie aria nel caso di downwelling, carbonio inorganico, carbonati e altri minerali solubilizzati nell’acqua, i quali, in superficie, alla pressione atmosferica, riacquistano le caratteristiche di bassa solubilità che caratterizzano i sali marini e soprattutto, sono all’origine della formazione dell'idrogenocarbonato di calcio che esiste solamente in soluzione: CO2(g) + H2O + CaCO3(s) ↔ Ca(HCO3)2. L’idrogeno carbonato di calcio in forma ionica si scrive: Ca2+ + 2HCO3- (calcio + acido carbonico). L’equilibrio tra CO2 disciolto e il carbonato di calcio è il principale elemento che determina l’alcalinità, il PH e la concentrazione di calcio disciolto (Ca2+) dal quale le specie ittiche traggono il calcio necessario per la formazione degli scheletri e i gusci e la sopravvivenza delle barriere coralline. Infatti, quando il CO2 è in eccesso rispetto al calcio si dissolve in acqua per produrre acido carbonico (CO2 + H2O ↔ H2CO3) che porta all’acidificazione oceanica e all’ estinzione delle specie ittiche che hanno maggiormente bisogno di gusci e scheletri. Dall’avvento dell’epoca industriale il mare è passato da un PH medio di 8,25 all’attuale di 8,1. Trattandosi di una curva logaritmica, questa perdita corrisponde a una perdita di alcalinità pari al 30%, che già oggi ha determinato la scomparsa di molte specie ittiche e buona parte delle barriere coralline. Il sistema ideato si somma ai cinque brevetti precedenti poiché rientra in un progetto di difesa globale dell’ambiente, ma in questo caso riguarda anche le risorse alimentari. Infatti, la difesa dell’alcalinità e della produttività del mare (in questo caso, addirittura con incremento di produttività senza precedenti) va fatta anche attraverso quanto previsto nel 1o brevetto : La cattura del CO2 da parte delle ciminiere urbane e industriali; quanto previsto nel 2o dove i Fabbricati sinergici verticali VSB producono acque dolci alcaline da inviare ai mari, sfruttando in modo particolare, il CO2 catturato dalle ciminiere, le acque di scarico che depurano, le acque piovane, e le acque di raffreddamento delle centrali termiche fossili, in combinazione con il materiale calcareo immagazzinato in serre scrubber, sviluppate in lunghezza e altezza, parallele ai Fabbricati digestori, disidratatori compostatori lineari, previsti nel 3o brevetto, di pari lunghezze che recuperano anche il calore sprecato dalle centrali per produrre, in un processo mesofilo, biometano e concimi naturali per l’agricoltura, con altissimi rendimenti, in quanto i due impianti paralleli si scambiano per via aerea e sommersa gas e biomasse che aumentano la produttività. Questo è descritto in un 4o brevetto che mette insieme i precedenti in un solo processo e in un 5o brevetto che non è stato ancora esteso a livello internazionale, insieme al 6o, che riguarda appunto il welling artificiale . Ma prima di parlare di questo sistema bisogna riconoscere che già con i sistemi diamo una svolta decisiva alla produttività alimentare sostenibile . Poiché il sistema produrrebbe un’enorme quantità di concimi naturali e acque desalinizzate per impianti vicini al mare, che combatterebbero anche la desertificazione con bassi costi, grazie al calore sprecato dalle centrali, dai rifiuti organici, da colture energetiche, micro e macro alghe e le acque che attraversano gli impianti. Ma con il welling artificiale le produzioni ittiche marine,non di allevamento, potranno avere uno sviluppo ben superiore alla produzione alimentare consentita dagli animali terrestri e con minori costi, se consideriamo che abbiamo a disposizione una superficie tre volte più grande della terra e che, per ragioni diverse, oltre il 55% delle terre emerse non è produttivo, mentre la desertificazione avanza al ritmo di 12.000 km2. Produrre alimentazione negli oceani significa che non abbiamo il bisogno di arare, seminare, concimare, innaffiare irrorare pesticidi, come è necessario per raccogliere i frutti della terra e della zootecnia. A tal proposito è bene ricordare che produrre un kg di carne di manzo richiede 15000 litri di acqua per portare l’animale all'età giusta, senza considerare quello che mangia e il lavoro umano che comporta. Ma oltre al pesce, al largo degli oceani fertilizzati dai nostri impianti, possiamo produrre macro alghe senza inquinare, come invece l’inquinamento avviene vicino alle coste: Infatti, le precipitazioni nei fondali oceanici non sottraggono ossigeno alle altre specie viventi e non producono sedimenti. Sono solubilizzate dalle alte pressioni e non risalgono in superficie. Oggi, grazie alle sinergie tra tecnologie diverse sono possibili soluzioni che fino a qualche decennio fa non erano immaginabili. .

Silvano Ghezzo, martedì 16 settembre 2014 alle22:50 ha scritto: rispondi »

Da chi sarà stato commissionato lo studio ? Azzardo un'ipotesi: Forse dalle imprese interessate all'estrazione di shale gas ?

Angelo, martedì 16 settembre 2014 alle17:20 ha scritto: rispondi »

Sì !... se non è zuppa è pan bagnato ! neanche più i bambini riuscireste ad imbambolare ! Se il problema non è a monte sarà comunque a valle ma la sostanza non cambia ! Ma i servizi di Report su Rai3 li avete visti ?

Angelo, martedì 16 settembre 2014 alle17:20 ha scritto: rispondi »

Sì !... se non è zuppa è pan bagnato ! neanche più i bambini riuscireste ad imbambolare ! Se il problema non è a monte sarà comunque a valle ma la sostanza non cambia ! Ma i servizi di Report su Rai3 li avete visti ?

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