Dopo quasi cinque anni di discussione pubblica, ancora nessuna decisione. Se qualcuno non ha ancora capito quanto sia complicato il dibattito sul fracking, cioè la fratturazione idraulica necessaria a estrarre lo shale gas e gli altri idrocarburi non convenzionali, dovrebbe guardare proprio alla patria di questa tecnologia: gli Stati Uniti. Per la precisione allo Stato di New York, che ha avviato la discussione sul fracking nel lontano 2008.

Il Dipartimento per l’Ambiente dello Stato di New York (DEC) ha iniziato la consultazione nel 2008 ospitando delle discussioni sull’assegnazione delle licenze petrolifere riguardanti i giacimenti di Marcellus e Utica, che si trovano a circa 2.100 metri di profondità e si estendono per gran parte del sottosuolo dello Stato. La consultazione, sin dall’inizio, ha visto partecipare anche la lobby petrolifera con i suoi consulenti ed esperti e si è subito focalizzata sui possibili rischi del fracking per l’ambiente e su quelli per la salute umana.

Nel settembre 2009 è arrivata una prima bozza di regolamentazione sul fracking, che è stata pubblicata e sottoposta al commento del pubblico. Nel 2010 tale bozza è stata rielaborata in base alle osservazioni pervenute e, nel luglio 2011, si è arrivati alla “Preliminary Revised Draft“. Poi ulteriormente aggiornata con nuove informazioni nel settembre dello stesso anno. La versione finale della bozza è stata pubblicata a novembre, con il titolo di “Revised Draft SGEIS“, e ha dato il via alla quarta e ultima discussione pubblica alla quale hanno preso parte 6.000 persone.

>> Leggi la Revised Draft SGEIS dello Stato di New York

Nel frattempo il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, è rimasto a guardare con un atteggiamento neutrale in attesa che dalla consultazione e dal dibattito uscisse un’indicazione chiara sulla strada da intraprendere in fatto di fracking. Il suo ruolo si è limitato a chiedere un supplemento di indagine sui possibili impatti della fratturazione idraulica per la salute la cui scadenza è stata prorogata sine die il 29 novembre 2012.

Ciò ha spinto il DEC a rinviare di altri 90 giorni la sua decisione finale sul fracking, mentre nel frattempo l’11 gennaio 2013 è scaduto il periodo di consultazione pubblica. Ma ancora non è stata presa alcuna decisione visto che nella questione fracking si fronteggiano gli interessi di due gruppi tanto numerosi quanto agguerriti.

>> Scopri perché lo shale gas fa male alla salute

Da una parte ci sono 77 mila piccoli proprietari terrieri che non vedono l’ora di fare affari con i petrolieri. A differenza della maggior parte degli Stati europei, dove il sottosuolo è di proprietà pubblica, in quelli americani ci possiede la terra ha anche le sue risorse minerarie e, se vuoi trivellare, devi pagare il proprietario del terreno.

Dall’altra parte, pochi giorni fa, un gruppo di avvocati ha consegnato al governatore Cuomo 50 faldoni contenenti 204 mila commenti e osservazioni “no-frack”. Non tutti riguardavano specificatamente il fracking e molti si riferivano a una delle sue conseguenze: la costruzione della “Costitution Pipeline”, un gasdotto da 121 miglia che dovrebbe connettere i campi produttivi nella Pennsylvania con l’Iroquois Pipeline e il Tennessee Gas Pipeline.

I tre tubi si dovrebbero incontrare proprio nello Stato di New York, nella Contea di Schoharie. Un’opera che, se Andrew Cuomo dovesse dare il via al fracking e alle estrazioni di shale gas, diventerebbe praticamente irrinunciabile.

28 gennaio 2013
In questa pagina si parla di:
Fonte:
I vostri commenti
Angelo, martedì 29 gennaio 2013 alle13:06 ha scritto: rispondi »

Io spero solo che gli amici dello stato di New York siano stati messi anche al corrente di quanto accaduto il 20 e 29 maggio nella pianura Emiliana dove in quel sottosuolo di tipo alluvionale si pratica disintegrazione delle rocce per ricavarne gas di scisto ! 

Lascia un commento