Treviso approva il progetto di Sound Oil: fracking in Italia?

Il progetto di sviluppo del giacimento Carità in provincia di Treviso, avanzato da Sound Oil (società controllata da Indipendent Resources) ha ottenuto il via libera della Provincia trevigiana, che non farà opposizione alla concessione della VIA. Lo ha annunciato nei giorni scorsi la stessa azienda, aggiungendo che a questo punto manca solo l’ok del Ministero dello Sviluppo economico che dovrebbe arrivare più o meno entro un mese.

Il giacimento Carità include il pozzo esplorativo Nervesa, trivellato da Agip circa 25 anni fa e poi abbandonato. Nella relazione finale sul pozzo depositata al Ministero dello Sviluppo Agip consigliava di utilizzare la tecnica del fracking per estrarre il gas intrappolato nel sottosuolo e indicava anche una serie di tagli geologici sui quali continuare a lavorare.

In base a un report pubblicato sul sito di Sound Oil (non più raggiungibile al momento) l’attività che sta per partire nel trevigiano dovrebbe essere quella proposta da Agip: trivellazioni orizzontali e probabilmente fratturazione idraulica con l’acido cloridrico. Tuttavia si tratta, allo stato attuale, di supposizioni.

Ma il permesso Carità non è l’unico asset di Sound Oil a essere stato sbloccato: l’azienda ha annunciato anche che il Ministero dell’Ambiente ha nuovamente autorizzato le operazioni nei permessi di ricerca offshore d148DR-CS e d150DR-CS.

Il primo si trova nel Golfo di Taranto, di fronte la costa della Basilicata in corrispondenza dei comuni di Policoro, Scanzano e S.Teodoro. Il permesso arriva fino alla riva e per questo era stato bloccato dal decreto Prestigiacomo che imponeva una distanza minima di 12 miglia dalle coste per ogni tipo di attività petrolifera.

L’attuale Governo Monti, come sappiamo, ha esteso questa fascia di tutela anche ai permessi non inclusi dalla normativa precedente ma, allo stesso tempo, ha sanato tutti i progetti già presentati. Compreso il d148DR-CS che, in pratica, tutta la costa ionica della Basilicata tranne due brevissimi tratti.

L’altro permesso, il d150DR-CS, non è altro che il vecchio d150 DR-CS trivellato da Agip nel 1980 al largo della Calabria, sempre costa ionica, proprio di fronte i Laghi di Sibari. Una rinomata zona balneare chiamata anche la “piccola Venezia”. All’interno del permesso c’è il pozzo “Laura 1” dove Agip trovò a una profondità di 1450-1465 metri sotto il fondo del mare una formazione di “gas solidificato“. Anche in questo caso è assai probabile che Sound Oil abbia intenzione di usare la fratturazione idraulica per estrarre il gas intrappolato nel sottosuolo.

16 novembre 2012
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I vostri commenti
Dcaliman, lunedì 7 gennaio 2013 alle15:36 ha scritto: rispondi »

 Quando si tratta di creare strutture petrolifere in un territorio agricolo o densamente popolato come in Italia. bisogna eseguire come prevede la legge uno studio di impatto ambientale. Per prevedere a priori le potenzialità di inquinamento che investiranno fatalmente il territorio adiacente all'impianto. Si tratta di, una volta stabilita l'entità di intossicazioni dell'aria, delle colture e del cibo che da esse ne deriva, delle conseguenze della salute degli animali incluso l'uomo presenti sul territorio. Ne deriva che l'approvazione dello specifico insediamento debba tenere preventivamente conto della progettazione di un impianto di depurazione dell'acqua, della terra e dell'aria, che deve necessariamente sussistere prima che gli impianti petroliferi vengano messi in produzione. Questo perchè, nell'ipotesi in cui venissero avviati gli impianti, lasciando inquinare gli ambienti circostanti e successivamente come di prassi,venissero realizzati gli impianti di depurazione, l'esperienza insegna che poi non è più possibile rientrare dalle conseguenze della quota di inquinamento già avviata. Quello che ha caratterizzato l'estrazione petrolifera tradizionale era che i siti di produzione erano localizzati in ambienti desertici e in paesi del terzo mondo. Per cui l'inquinamento del deserto in assenza di attività agricola e di insediamenti umani non ha mai destato preoccupazioni. Ma adesso la nuova tecnologia di estrazione del petrolio dalle rocce frantumate o dalle sabbie bituminose ha trasformato la tecnologia di estrazione del petrolio in una attività caratterizzata dall'impiego e movimentazione di massicce quantità di acqua,  perchè necessaria a veicolare l'olio dal giacimento. Questo renderà l'estrazione del petrolio soggetto agli stessi problemi di inquinamento che già caratterizzano  alcune attività industriali che consumano e movimentano grandi quantità di acqua come le cartiere,le industrie conciarie, le tintorie tessili. Tornando ai problemi dei scisti le compagnie è bene che interpellino il chimico che, dopo aver analizzato la composizione delle sostanze inqiunanti presenti assieme all'acqua molto salata in Algeria,(stanno funzionando ben 7 impianti ecologici da 8 anni) ha potuto progettare, dimensionare le apparecchiature, e stabilire le quantità e tipologia dei componenti chimici, necessari al processo chimico/fisico/biologico. Ora dall'impianto esce benzina avio, acqua che ha formato un laghetto azzurro, fanghi silicei. Deve scoppiare prima il problema? Poi con queste emulsioni saranno rovinate le falde.

Farex, sabato 17 novembre 2012 alle17:40 ha scritto: rispondi »

finito con nucleare e ponte sullo stretto avanti con fracking e centrali a carbone

Farex, sabato 17 novembre 2012 alle17:38 ha scritto: rispondi »

avanti con nuove truffe

Sharks Hate, sabato 17 novembre 2012 alle10:28 ha scritto: rispondi »

Nooooooo !!!!!  Come si può permettere, sanare, ecc. un crimine del genere soprattutto dopo quanto successo in Emilia il 20 e 29 Maggio . Come al solito i potenti hanno il sopravvento sui più deboli . Quali e quante sono le tangenti pagate a fronte dei permessi a perpetrare tali crimini ? Ma Wvf, Green peace, Codacons, ecc. dove siete ?!

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