Tracciare dei parametri per analizzare i livelli di inquinamento da fracking. Questo l’obiettivo che si sono posti i ricercatori geochimici canadesi che collaborano con la Concordia University, l’Université du Québec à Montréal, l’Institut national de la recherche scientifique e il GEOTOP research group.

Secondo il rapporto, realizzato analizzando circa 130 pozzi per l’acqua (sia privati che pubblici) e commissionato dallo Strategic Environmental Assessment Committee on Shale Gas, la definizione degli attuali livelli di gas naturali nel sottosuolo sarà utile in un possibile futuro al governo canadese, qualora questo decida di autorizzare il fracking entro i propri confini.

Le istituzioni saranno a quel punto in grado di confrontare i dati raccolti dopo l’inizio delle trivellazioni per l’estrazione di shale gas e verificare se c’è stato un effettivo danno ambientale legato al fracking. Operazione al momento non possibile altrove, come spiega Yves Gélinas, coautore dello studio e ricercatore presso il Concordia University’s Department of Chemistry:

In molti casi negli USA, dove sono state rinvenute alte concentrazioni di metano vicino a siti di estrazione di shale gas mediante fracking, le compagnie potrebbero non essere ritenute legalmente responsabili per la contaminazione semplicemente perché non vi sono dati precedenti all’estrazione riguardanti i livelli di gas nelle acque sotterranee.

Questo studio è il primo che documenta i livelli naturali di gas, comprese le sue sorgenti, così che questi livelli possano essere comparati con quelli relativi ai siti di estrazione mediante fracking.

Sarà quindi possibile nei test successivi all’avvio delle operazioni di estrazione del gas di scisto la verifica di eventuali contaminazioni delle falde acquifere a causa di fuoriuscite di metano, etano, propano, elio o radon. Proprio a quest’ultimo i ricercatori canadesi dedicano un commento speciale, data la sua pericolosità.

Il radon è un gas inodore e incolore, che malgrado la sua “invisibilità” è però in grado di produrre effetti altamente nocivi per l’uomo come ad esempio una possibile causa di tumore. Nonostante i suoi livelli siano in generale sotto i livelli di guardia stabiliti dalle leggi canadesi, stando ai parametri dell’OMS sono superiori alle soglie di rischio in almeno il 4,6% dei pozzi per l’acqua analizzati.

Un valore di cui tenere conto secondo il Professor Gélinas, che nel suo rapporto sottolinea come la presenza di questo gas aumenti in coincidenza delle estrazioni mediante fracking:

Il radon si disperde facilmente in atmosfera, con la conseguenza di poter essere respirato all’interno di ambienti poco ventilati. Adesso che abbiamo stabilito i normali livelli di sostanze chimiche, come il radon stesso, così come si trovano naturalmente in determinate aree potremo monitorarne i livelli.

Questo nel caso subiscano innalzamenti quando le grandi compagnie estrattive arrivano per trivellare alla ricerca di shale gas e collegarle all’incremento di inquinamento, come è ormai opinione diffusa.

4 dicembre 2013
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, mercoledì 4 dicembre 2013 alle22:54 ha scritto: rispondi »

Se persino il Canadà limita l'attività di sfruttamento, pur avendo un territorio sconfinato e poco abitato, figuriamoci in Europa, dove la densità abitativa è altissima; dovrebbe essere assulutamente vietata.

Angelo, mercoledì 4 dicembre 2013 alle16:11 ha scritto: rispondi »

Radon, già inammissibile di per se, a parte : e i terremoti ? Non ne disquisisce mai nessuno, ma secondo me è la minaccia più immediata e grave !

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