Pochi giorni fa Suniva ha dichiarato in via ufficiale il proprio fallimento, spegnendo gli impianti nel suo stabilimento del Michigan e lasciando senza lavoro oltre 130 dipendenti. Oggi si torna a parlare del gruppo per via di una richiesta inoltrata all’International Trade Commission statunitense e che fa riferimento alla section 201 del Trade Act datato 1974: la questione ruota ancora una volta attorno alla concorrenza delle aziende cinesi (e più in generale asiatiche) produttrici di celle e pannelli fotovoltaici.

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Tali aziende, secondo i vertici Suniva, grazie ai sussidi statali riuscirebbero a commercializzare i loro prodotti per il fotovoltaico a prezzi estremamente bassi, attuando così una pratica anticoncorrenziale nei confronti delle realtà americane.

Si chiede dunque il pugno duro da parte dell’amministrazione USA, con severe misure antidumping finalizzate a contrastare l’importazione dei moduli per il fotovoltaico, favorendo invece l’acquisto di quelli realizzati all’interno del mercato locale: dazi per la durata di quattro anni sulle celle, partendo da 0,40 dollari/W per scendere progressivamente a 0,33 dollari/W, con il prezzo minimo stabilito a 0,78 dollari/W nella fase iniziale. La commissione dovrà pronunciarsi su quanto richiesto entro 180 giorni, poi spetterà al presidente Donald Trump decidere se attuarne le indicazioni.

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Analisti e operatori del settore sono divisi sulla vicenda. Se da una parte c’è chi accoglierebbe a braccia aperte un inasprimento delle barriere ai prodotti che arrivano dall’oriente, dall’altra sono in molti a sottolineare come le misure finirebbero inevitabilmente con il rendere i pannelli statunitensi i più cari al mondo, con ovvie conseguenze negative sull’intera filiera: dalle imprese che si occupano dell’installazione a quelle che intervengono in fase di manutenzione. Si parla di circa 260 mila lavoratori potenzialmente colpiti in tutto il territorio USA.

Se con l’amministrazione Obama già SolarWorld e altri colossi del mercato fotovoltaico avevano ottenuto la messa in atto di dazi e misure antidumping, l’atteggiamento protezionista di Trump potrebbe rappresentare terreno fertile per chi auspica l’innalzamento di nuove barriere.

La questione è delicata, poiché azioni che mirano a tutelare i legittimi interessi dei produttori potrebbero finire col danneggiare altre realtà imprenditoriali legate al mercato del fotovoltaico. È dunque necessario trovare un punto di equilibrio tra le parti, senza penalizzare alcun protagonista del settore.

28 aprile 2017
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