L’industria del fotovoltaico ha un grosso problema: la comunicazione. Non stiamo parlando di quella europea, e italiana in particolare, che pure sono riuscite a rimanere vittima di una polemica creata ad arte sugli incentivi statali con una ingenuità che ha dell’incredibile, ma dell’industria fotovoltaica americana. E a tirare le orecchie ai rappresentanti della green economy a stelle e strisce è uno che di comunicazione ha dimostrato di capirne parecchio: l’ex presidente Bill Clinton.

L’esponende Democratico, ieri al Solar Power International tradeshow in Florida, ha lodato l’industria del fotovoltaico per quanto realizzato in pochi anni, ma non ha potuto esimersi dal criticarla per come non ha saputo comunicare agli americani i suoi risultati:

Voi siete i veri pionieri e imprenditori dell’America. Potete essere fieri di voi stessi e tirare fuori i risultati. Il problema è che la maggior parte degli americani che non si trova in questa sala non lo sa.

Come dargli torto: 100 mila nuovi lavori creati in una manciata di anni, un tasso di crescita annuale dell’8% durante una terribile recessione, abbattimento dei prezzi industriali e incremento dell’efficienza e, nonostante tutto ciò, l’industria fotovoltaica americana è criticata in casa per i sussidi statali che riceve. Ma è lo stesso Clinton a mettere i puntini sulle i:

Per ogni dollaro investito in energia pulita, noi continuiamo a pagare 22 dollari in sussidi al petrolio, al carbone e al nucleare.

Per Clinton la comunicazione, quella buona e fatta bene, è necessaria anche a contrastare i miliardi di dollari investiti nell’energia tradizionale e nelle attività di lobbying ad essa collegata. Tanto che l’ex presidente cita ad esempio per l’America Paesi come la Germania, la Danimarca e la Svezia che sono oggi leader nel mondo per efficienza energetica e green economy. Senza comunicazione, ha concluso Clinton, gli USA falliranno e perderanno la loro competitività internazionale nel settore.

14 settembre 2012
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