La battaglia sulle misure anti-dumping per il fotovoltaico in corso tra l’Unione Europea e la Cina si fa ancora più accesa. Le autorità europee hanno deciso di estendere i dazi ai moduli fotovoltaici e alle celle solari importate negli Stati membri dalla Malesia e da Taiwan. Una decisione maturata al culmine di un’inchiesta, che ha accertato nuove violazioni delle misure anti-dumping europee da parte della Cina.

Le aziende cinesi utilizzavano i due Paesi come “sponda” per esportare i loro prodotti in Europa, aggirando i dazi sul fotovoltaico. Le indagini delle autorità europee erano partite a maggio del 2015, a seguito di una denuncia presentata dalla Solarworld. Secondo il produttore tedesco ben il 30% dei prodotti cinesi importati in Europa riusciva ad aggirare le misure anti-dumping.

L’UE non intende colpire indistintamente i produttori fotovoltaici della Malesia e di Taiwan. Le aziende che hanno dimostrato la loro estraneità al tentativo di aggirare i dazi saranno esentate dalla misura. In totale le compagnie non soggette ai dazi sono 25: 20 con sede a Taiwan e 5 in Malesia. La Commissione Europea ha inoltre riconosciuto l’impegno del governo di Taiwan per arginare le frodi:

A partire da maggio del 2015 il governo di Taiwan ha adottato diverse misure amministrative e legislative, che dimostrano la volontà di contrastare il fenomeno.

L’Unione Europea il 5 dicembre 2015 ha avviato un’altra indagine, volta a valutare l’efficacia delle misure anti-dumping. Sui dazi imposti ai prodotti cinesi importati in Europa la stessa industria fotovoltaica appare divisa. Alcune associazioni settoriali come la SolarPower Europe invocano una revoca delle misure, accusate di penalizzare il mercato solare europeo e di rallentare la riduzione dei costi del fotovoltaico.

Altre come la EU ProSun sono favorevoli al prezzo minimo applicato ai pannelli solari prodotti in Cina.

L’associazione ha chiesto più volte all’UE di confermare le misure anti-dumping per frenare la concorrenza sleale cinese. Le misure anti-dumping, approvate nel 2013 con scadenza a dicembre del 2015, sono state prorogate in attesa che l’UE si pronunci sulla loro efficacia. La decisione delle autorità europee è attesa non prima di 15 mesi.

15 febbraio 2016
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