Il fotovoltaico italiano è oggi in una delicatissima fase di transizione. Con gli incentivi ormai agli sgoccioli deve dimostrare di poter stare in piedi da solo, magari con l’aiuto delle detrazioni fiscali che invogliano i cittadini a spendere per un impianto fotovoltaico grazie alla possibilità di scaricarne parte del costo dalle tasse.

Oltre alla questione incentivi, però, c’è anche la spada di Damocle della procedura antidumping europea contro il fotovoltaico cinese che potrebbe far salire di nuovo i prezzi dei moduli fotovoltaici proprio quando non ci sono più gli incentivi.

Il Quinto Conto Energia potrebbe finire già a giugno, nello stesso mese le detrazioni al 50% scenderanno al 36% e l’Europa potrebbe imporre dazi preventivi sui moduli made in China. Sembrerebbe la tempesta perfetta.

Abbiamo cercato di fare il punto della situazione con Valerio Natalizia, presidente del Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane (GIFI) di ANIE/Confindustria.

Senza incentivi diretti quale calo vi aspettate nelle installazioni sul territorio nazionale? Le detrazioni fiscali possono rappresentare un’alternativa valida? Verranno utilizzate?

Noi crediamo che per gli impianti residenziali, diciamo fino ai 20 KW, il meccanismo della detrazione fiscale possa essere molto interessante. Abbiamo già diversi operatori che stanno lavorando da qualche mese in questa direzione. Facendo dei calcoli e cumulando il meccanismo dello scambio sul posto con la detrazione vengono fuori dei numeri molto positivi.

Quindi sicuramente questo può essere una buona alternativa agli incentivi in Conto Energia per gli impianti residenziali e per le persone fisiche che pagano l’IRPEF.

A nostro avviso quello che manca realmente per il post Conto Energia è qualcosa che supporti gli impianti di media taglia. Da qualche decina a qualche centinaio di kW. Pensiamo alle piccole e medie imprese, ai centri commerciali, ai centri logistici con delle aree sui tetti dei capannoni molto vaste che potrebbero essere coperte con il fotovoltaico.

Anche perché in questi casi si potrebbero ottenere quote di auto consumo molto elevate.

Ma dovrebbe essere legato al concetto che più installo e più devo consumare, cioè coprire una quota molto elevata del mio consumo con l’installazione di un impianto fotovoltaico. Ci sono capannoni con spazio per oltre un MW, bisogna capire quali siano i reali consumi di queste attività.

Quindi lei parla di una normativa elastica, legata all’autoconsumo?

Sì però teniamo in conto che per il residenziale è molto difficile ottenere l’autoconsumo, ad esempio si vendono dei dispositivi che fanno partire la lavatrice o la lavastoviglie quando c’è reale produzione da fotovoltaico. Per quanto riguarda il settore commerciale, invece, il livello dei consumi è quasi continuo e costante quindi l’autoconsumo diurno sarebbe quasi automatico.

E ci vorrebbe un meccanismo per supportare questi meccanismi perché con la fine del Quinto Conto Energia ci sarà solo lo scambio sul posto, che da solo non può bastare a incentivare questi sistemi.

Ad esempio, quello che stiamo ancora aspettando dall’Autorità per l’Energia è la delibera sui SEU, i Sistemi Efficienti di Utenza, che sono dei contratti bilaterali tra produttore e consumatore. Il produttore avrebbe il vantaggio di produrre e vendere l’energia senza caricare gli oneri di sistema sulla collettività.

Mentre il consumatore avrebbe il vantaggio di poter comprare l’energia a un costo più basso rispetto a quella della rete.

Il problema è che, mancando la delibera, se il consumatore va in fallimento il produttore si trova a non poter più vendere l’energia…

Esatto, per questo servono una serie di misure fiscali a tutela del produttore per evitare che si possano verificare situazioni spiacevoli di questo tipo. La delibera serve anche per chiarire questi casi e la stiamo aspettando da tempo…

Detrazioni: ora il fotovoltaico è considerato risparmio energetico ma non usufruisce del 55%, come finirà?

Questa è una domanda interessante che avrebbe bisogno di un interlocutore politico. Il 3 aprile l’AgE ha ribadito che il fotovoltaico non può usufruire del 55% ma, allo stesso tempo, ha creato una sorta di incertezza definendolo come intervento di efficientamento energetico.

Io credo che una possibile soluzione sia quella di prorogare almeno per un anno la detrazione al 50% solo per il fotovoltaico. è chiaro che per fare questo c’è bisogno di un Governo con pieni poteri con cui poter affrontare questo tipo di proposta. Noi qualche proposta l’abbiamo fatta ed è stata inserita nella Strategia Energetica Nazionale, ma servono i decreti attuativi.

Il fotovoltaico italiano, grazie anche alle particolarità dei vari Conti Energia, ha puntato molto sull’integrazione edilizia e sui prodotti innovativi. Che spazio di mercato c’è oggi, sia in Italia che all’estero, per questo tipo di prodotti?

Sicuramente in questi anni si è sviluppata una filiera italiana del fotovoltaico innovativo, ma è una nicchia: sull’installato attuale poco più dell’1% è fotovoltaico di questo tipo. è giusto concentrarsi su prodotti di nicchia, che possono rappresentare l’eccellenza dell’industria italiana. Ma il fotovoltaico deve essere considerato come una fonte di energia e non può essere solo attraverso innovazione e integrazione che si porta avanti il mercato del solare.

Per il futuro bisogna trovare un contatto con il mondo dell’edilizia nel medio e lungo periodo per inserire gli impianti fotovoltaici in fase di costruzione, ma non si può legare l’industria italiana del solare solo a queste soluzioni perché non sarebbe sufficiente.

A che punto stiamo con la grid parity in Italia?

La grid parity è una parola molto usata e spesso abusata e a volte non si capisce bene come definirla. Quello che le posso dire che eravamo molto vicini alla parità di costi con l’energia prelevata dalla rete in alcune zone del sud dove l’irraggiamento solare è molto elevato, ma quello che è successo recentemente con la procedura antidumping europea contro il fotovoltaico cinese ha portato già a un innalzamento del prezzo dei moduli fotovoltaici allontanando di fatto la grid parity.

Non entro nel merito della questione, come qualcuno che dice che si sarebbe trattato di una grid parity “drogata” da moduli venduti sotto il costo di produzione, ma sicuramente l’aumento dei prezzi dei moduli sposta in avanti il raggiungimento della parità.

Non dimentichiamoci però che nei calcoli dei benefici del fotovoltaico rispetto alle altre fonti alcuni aspetti vengono sottovalutati: mi riferisco ai costi sanitari e a quelli derivanti dai cambiamenti climatici, che non vengono addebitati alle fonti fossili tradizionali.

Ma vorrei precisare anche una cosa: nei costi del fotovoltaico dobbiamo calcolare bene anche quelli della burocrazia. Noi ci lamentiamo se il modulo sale di 7 o 10 centesimi di dollaro al Watt, ma in un impianto da 3 KW abbiamo un costo del 20-25% per autorizzazioni locali e costi di collegamento alla rete. Tutti costi che potrebbero essere evitati.

Fotovoltaico e banche: come stiamo messi? In Cina le banche cominciano ad aver paura a prestare soldi alle industrie fotovoltaiche…

In Italia il rapporto tra banche e industria è uno dei problemi più grandi e non solo per il fotovoltaico. Anche quando si arriva ad accedere al credito si ottengono tassi più alti della media europea.

Con la fine del Conto Energia, poi, il sistema bancario vede anche l’installazione degli impianti fotovoltaici con diffidenza. E lo fa soprattutto per la mancanza di regole certe. è vero che la situazione internazionale impone alle banche di essere prudenti, e a volte lo sono anche troppo, ma il problema principale è che oggi non c’è un quadro di regole certe per il lungo periodo.

Per un finanziamento di un impianto fotovoltaico, persino di media o piccola taglia, è anche normale che le banche si comportino in questo modo. Infatti molto spesso le stesse banche finanziano impianti in altri paesi, dove le regole sono più chiare.

Non c’è una diffidenza nei confronti del fotovoltaico in sé, perché le banche ormai sanno che è una tecnologia affidabile e con un buon rendimento, c’è una diffidenza nei confronti delle regole. Magari tutto questo finirà quando il settore si libererà dalla necessità degli incentivi.

Io mi auguro che ciò avvenga presto, anche se so che non può avvenire a breve. Sarà l’unico modo per non legare l’industria a fattori esterni: cambia un Governo, cambia la legge, cambia la normativa europea e il recepimento nazionale arriva con ritardo… e poi ci sono i ricorsi, poi gli emendamenti di fine anno con proroghe strane.

È sempre mancata una strategia di lungo periodo nel nostro settore. Qualcuno parla di lobby del fotovoltaico, la realtà è che molto probabilmente in certi periodi c’erano interessi molto forti per installare tanto. Non sarebbe altrimenti giustificabile l’ultimo emendamento che proroga gli incentivi solo per gli impianti installati sulle proprietà delle pubbliche amministrazioni, e sappiamo bene che ci sono stati anche terreni privati ceduti alle pubbliche amministrazioni pur tenendone l’usufrutto.

Insomma, tutte questioni che non hanno nulla a che fare con una vera strategia energetica. Sono dei modi per speculare, non per puntare sul fotovoltaico come reale fonte energetica.

Ipotizziamo che non vengano imposti dazi al fotovoltaico cinese. Perché oggi il consumatore domestico italiano dovrebbe comprare fotovoltaico italiano?

Io spero che prima o poi si arrivi anche nel nostro settore a una competizione libera, in cui il consumatore possa scegliere in base alle sue esigenze. Quando io compro un iPad e so che non viene prodotto in occidente non ne faccio una questione di vita o di morte: compro un prodotto che deve avere certe caratteristiche, deve funzionare in un certo modo e deve avere una certa qualità in base anche al prezzo che vado a pagare.

Mi auguro che tutto ciò avvenga anche nel nostro settore. La scelta del fotovoltaico italiano o europeo dovrebbe essere fatta non solo guardando al prezzo, che probabilmente sarà più alto di quello cinese, ma anche guardando alla qualità. E le dico che ci sono produttori italiani che in questi anni hanno comunque venduto e sono andati avanti.

Anche perché persino le aziende cinesi oggi sono in difficoltà: i piccoli stanno sparendo e anche i grandi hanno problemi con i conti. Non è che i produttori europei stiano fallendo e quelli cinesi stiano prosperando, in questa fase tutti i produttori di moduli sono in forte difficoltà.

Attenta Cina, non hai ancora vinto

Assolutamente. E nel frattempo l’Europa deve sviluppare dei programmi di ricerca e sviluppo e non competere solo nel mercato di massa.

2 maggio 2013
I vostri commenti
Morello, mercoledì 22 maggio 2013 alle18:16 ha scritto: rispondi »

Basta incentivi al fotovoltaico !Con gli incentivi I cittadini italiani hanno ingrassato i produttori cinesi di pannelli. Va poi considerato il fatto che per garantire la disponibilità di energia per gli utilizzatori di fotovoltaico nei periodi di non produzione, le centrali tradizionali devono lavorare ad intermittenza e magari con l'utilizzo di turbogas ( costosissimo ) con grande aggravio di costi per rendimenti non ottimali e per manutenzioni. Chi vuol mettere un impianto fotovoltaico non deve gravare in alcun modo sulla comunità . Saluti Morello

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