La Gran Bretagna è profondamente preoccupata dai dazi sui pannelli fotovoltaici cinesi. A rivelarlo al Telegraph è il suo ministro dell’Energia, Greg Barker, nell’intervento che ha seguito l’ufficializzazione la scorsa settimana da parte della Commissione Europea. Il ministro ha parlato di “chilling effect”, l’effetto raggelante che le misure protezionistiche potrebbero provocare sull’intero comparto europeo.

Le tariffe entrate in vigore prevedono un’imposizione all’11,8% fino al 6 agosto: in seguito saranno aumentate al 47,6%, il livello necessario, secondo la Commissione europea, per “eliminare il danno causato dal dumping cinese”. Secondo Greg Barker, che ha inviato una lettera aperta al noto quotidiano inglese, i risvolti positivi che la Commissione prevede non ci saranno: al contrario le misure, definite “drastiche”, avranno un effetto a dir poco disastroso sul mercato europeo:

L’effetto a catena sarà enorme: le tariffe causeranno perdite di lavoro pesanti nel settore del solare fotovoltaico in tutta l’Unione. Inoltre, aumenteranno il costo di installazione per i consumatori anche del 25% e avranno un impatto devastante sulla fattibilità di progetti di energia solare in tutto il territorio europeo.

All’interno dell’articolo, scritto a quattro mani con l’omologo svedese Anna-Karin Hatt, Barker parla di 18 Paesi UE contrari alle misure: i dazi potrebbero mettere a rischio gli obiettivi europei per il 2020. Secondo i due ministri, le misure offrono “protezione vecchio stile a un piccolo numero di produttori europei”, danneggiando gravemente i piccoli e il commercio libero europeo. Tutto ciò, secondo Barker e Hatt, porterà la “guerra del fotovoltaico” a un livello superiore, in cui non sarà l’Europa a vincere, né sul piano economico né sul piano “etico”:

Migliaia di posti di lavoro in tutta l’UE dipendono tutta la filiera solare. Ma, più in generale, riteniamo che questo potrebbe avere un impatto negativo sulla nostra capacità di coinvolgere il resto del mondo in materia di clima ed energia, capacità particolarmente importante nei restanti mesi per concordare un nuovo accordo globale sul clima post-2015.

Per questi motivi, concludono i ministri nella lettera, Regno Unito e Svezia continueranno a opporsi strenuamente: la Commissione Europea deve pensare a nuove soluzioni, meno drastiche e invasive. Ma il monito di Barker e Hatt non è solo per l’Europa: per evitare danni irreparabili al settore anche la Cina deve cercare una nuova mediazione.

12 giugno 2013
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I vostri commenti
energy global system, giovedì 13 giugno 2013 alle7:10 ha scritto: rispondi »

Ma perchè non ci lasciano lavorare tranquillamente, già il nostro paese è in una crisi mostruosa ora ci si mettono dazi e balle varie, il solare era un settore trainante di nuove prospettive di lavoro, di una nuova economia, motivo di assunzione e di un nuovo sbocco nel mondo del lavoro per chi a appena conseguito titoli di studio, si sarebbe dovuto fare una scremazione su chi poteva installare o vendere impianti, tutti si son buttati a capofitto sul settore rovinando il mercato, le aziende serie e tutto l'indotto poi in più si è messo anche lo stato......

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