Il 1 luglio prossimo scatta un nuovo obbligo per poter accedere agli incentivi per il fotovoltaico: da quella data, infatti, le aziende che producono o importano pannelli fotovoltaici dovranno garantire anche la corretta gestione dei moduli a “fine vita”. I soggetti responsabili degli impianti entrati in esercizio dopo il 30 giugno, infatti, dovranno trasmettere al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) il certificato che confermi l’adesione del produttore a un sistema o consorzio di riciclo dei moduli fotovoltaici. In assenza dell’adesione, l’erogazione degli incentivi non sarà autorizzata.

La necessità di introdurre l’obbligo del riciclo si è fatta più pressante via via che cresceva il numero degli impianti installati in Italia. Attualmente, i 13 GW installati corrispondono a oltre 50 milioni di moduli fotovoltaici, per un’estensione complessiva superiore ai 100 km2. Cifre destinate ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni, da cui l’esigenza di creare una filiera del recupero.

Tra i consorzi che hanno raccolto l’appello c’è anche COBAT, un Sistema Nazionale di Raccolta e Riciclo che per oltre venti anni ha operato nel settore delle batterie al piombo esauste. A partire da settembre 2011, il consorzio ha iniziato a occuparsi anche del recupero di moduli fotovoltaici, siglando un accordo con il Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane), che riunisce circa l’80% delle industrie italiane del settore.

L’intesa, spiega lo stesso COBAT, ha permesso di avviare la prima filiera italiana per la gestione dei pannelli fotovoltaici a fine vita, con meccanismi di funzionamento ben diversi da quelli in uso per i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), caratterizzati da un ciclo di vita generalmente molto più breve rispetto ai pannelli solari. Michele Zilla, direttore generale del consorzio, spiega i criteri principali del nuovo sistema di raccolta.

Il primo è rappresentato dalla tracciabilità. Un sistema di raccolta e riciclo deve garantire che i moduli fotovoltaici immessi su mercato dai produttori siano correttamente tracciati in modo che risulti possibile conoscere l’esatto luogo nel quale sono stati installati, realizzando un censimento dei moduli effettivamente coperti dalla garanzia di corretta gestione quando giungeranno a fine vita. La seconda è la garanzia finanziaria.

A questo proposito, in particolare, il direttore del COBAT spiega che un sistema di raccolta e riciclo dei rifiuti non può prescindere da un’adeguata copertura finanziaria. È indispensabile, infatti, che anche dopo molti anni dall’installazione dei moduli siano disponibili i fondi necessari per il recupero del rifiuto.

Aggiunge Zilla:

Si correrebbe altrimenti il rischio che i costi per la gestione dei moduli fotovoltaici a fine vita ricadano tra qualche anno sulla collettività che, attraverso il prelievo sulle bollette a carico degli utenti, ha già dato il proprio contributo per gli incentivi allo sviluppo del fotovoltaico.

Per questo, COBAT ha predisposto una banca dati che garantisce la tracciabilità e la geo-referenziazione di ogni modulo fotovoltaico immesso sul mercato ed entrato in funzione sul territorio nazionale. Il consorzio ha inoltre realizzato un fondo di garanzia che assicura, anche in caso di chiusura dell’attività da parte del produttore, la copertura finanziaria necessaria per la raccolta e il riciclo dei pannelli, anche a distanza di 30 anni dall’installazione.

20 giugno 2012
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