La SunShot Initiative è stata messa in campo nel 2011 Oltreoceano con l’obiettivo di favorire la diffusione del solare tra le fonti impiegate per soddisfare il fabbisogno energetico degli Stati Uniti. Fra i traguardi fissati dal Department of Energy anche l’abbattimento dei costi necessari alla realizzazione di un impianto fotovoltaico a terra: secondo GTM Research, la soglia di 1 dollaro/W è stata raggiunta con tre anni di anticipo rispetto alla deadline del 2020.

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Una doverosa precisazione: lo studio fa riferimento alle installazioni di taglia industriale, le cosiddette “utility scale”, e non ancora a quelle residenziali o commerciali. Il calcolo è realizzato con la formula Levelized Cost of Energy, tenendo conto di fattori come le spese legate alle tecnologie impiegate, la tassazione, il rendimento atteso dei pannelli, i costi legati alla fase di progettazione, alla posa, all’assistenza post-vendita ecc.

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Il rapido abbattimento dei prezzi è dovuto esclusivamente alle iniziative messe in campo negli USA? Di certo agevolazioni, finanziamenti e un’ottimizzazione nel sistema di gestione dell’energia pulita immessa in rete hanno contribuito.

Secondo alcuni analisti, però, c’è dell’altro. Ben Gallagher, ad esempio, sostiene che il taglio è dovuto in buona parte anche al boom di produzione dei pannelli in Cina, che ha contribuito a generare una situazione di “oversupply”, ovvero con un’offerta che in alcuni casi supera di gran lunga la domanda del mercato.

Una cosa è certa: il solare, in particolare il fotovoltaico, rappresenta l’opportunità concreta per una svolta green del continente americano.

Resta da capire se questa visione eco-friendly possa essere messa a repentaglio o meno dalle politiche del presidente neoeletto Donald Trump: a pochi giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca il nuovo capo di Stato USA ha già dimostrato di essere poco sensibile alle tematiche ambientaliste, preferendo di gran lunga sostenere la produzione di energie da fonti tradizionali e ad elevato impatto.

27 gennaio 2017
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