Fotovoltaico, ProSun e IFI: bene inchiesta su concorrenza cinese

EU ProSun, iniziativa congiunta che riunisce la maggioranza della imprese europee del settore solare, plaude alla decisione dell’Ue di avviare una inchiesta ufficiale sulla presunta concorrenza sleale praticata dalle aziende cinesi del comparto.

Nei mesi scorsi, EU ProSun aveva inviato a Bruxelles un reclamo formale chiedendo appunto di prendere provvedimenti contro il dumping da parte del “made in China”. Ora l’annuncio della Commissione, che indagherà formalmente sul comportamento dei concorrenti cinesi del settore dell’energia solare. Commenta Milan Nitzschke, presidente di EU ProSun:

È significativo che questa buona notizia per la sopravvivenza dell’industria solare europea arrivi da Bruxelles un giorno dopo che l’amministrazione Obama ha inviato un chiaro segnale: gli Stati Uniti non tollereranno più la concorrenza solare sleale proveniente dalla Cina. A seguito delle numerose prove emerse dalle indagini degli Stati Uniti sulla colpevolezza della Cina nel concedere massicce sovvenzioni illegali, siamo fiduciosi che anche l’Unione Europea imporrà rapidamente ingenti tasse.

Il riferimento è al fatto che la US International Trade Commission (ITC) ha stabilito all’unanimità che le importazioni dalla Cina di celle e pannelli solari in silicio cristallino hanno danneggiato i produttori a stelle e strisce. Secondo le accuse di EU ProSun, gli organi di governo centrali e locali della Repubblica Popolare Cinese elargiscono sussidi illegali alle aziende produttrici di energia solare, il che permette alle società di vendere prodotti a un prezzo addirittura inferiore ai costi di produzione.

Il tutto in un contesto generale di grave crisi del fotovoltaico, che ha colpito anche gli stessi produttori cinesi, che però possono appunto contare, secondo ProSun, del paracadute offerto dai finanziamenti statali. La “generosità” di Pechino, inoltre, avrebbe determinato un eccesso di produttività da parte delle aziende cinesi, che quindi si trovano a dover esportare anche il 90% della propria merce. Aggiunge Nitzschke:

Le banche statali cinesi hanno pompato denaro a buon mercato in quelle che dovrebbero essere imprese in fallimento, che hanno poi invaso il mercato europeo con prodotti solari oggetto da esportazione. La China Development Bank, solo una delle tante banche di stato, ha dato 33 miliardi di euro in linee di credito a basso costo a 12 imprese solari cinesi dal 2010.

La nostra industria solare è tecnologicamente avanzata ed in grado di competere con qualsiasi società di libero mercato nel mondo, ma non con quelle della Repubblica Popolare Cinese. L’Unione Europea deve agire subito per fermare le sovvenzioni illegali cinesi; in modo da salvare posti di lavoro europei e ciò che resta della nostra industria manifatturiera.

Apprezzamento per la decisione di Bruxelles è giunto anche dal Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane), l’associazione che raccoglie oltre l’80% dei produttori italiani di celle e pannelli fotovoltaici.

Commenta Alessandro Cremonesi, presidente dell’associazione:

L’apertura di questa nuova indagine ci conferma che le tesi che da anni stiamo sostenendo con vigore in tutti gli ambiti istituzionali erano basate su solide verità: il mercato italiano del fotovoltaico è dopato da prezzi sul mercato che non sono reali, ma sono praticabili solo da chi può disporre di enormi interventi di sostegno finanziario e sgravi fiscali. Chiediamo, pertanto, alla commissione di agire con urgenza e incisività per ristabilire nel minor tempo possibile la parità competitiva.

8 novembre 2012
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I vostri commenti
Luigi Calderone, giovedì 8 novembre 2012 alle21:04 ha scritto: rispondi »

Rendere illegali a livello mondiale gli aiuti  statali alle aziende è la vera origine della crisi che oramai serpeggia dappertutto nel mondo. Pensare che la ricchezza possa aumentare solo per iniziativa dei privati è sbagliato. Senza lo Stato che sovvenziona, un privato può guadagnare soldi solo da altri privati che, a loro volta, perdono. In poche parole girano sempre gli stessi soldi. Anzi la liquidità totale diminuisce se qualcuno nasconde i soldi esportandoli. Se il livello di liquidità scende sotto un certo limite anche il sistema economico più efficiente non riesce più a portare avanti gli scambi commerciali e va in recessione.

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