Milan Nitzschke, Presidente di EU ProSun, annuncia che la sua associazione ha presentato una nuova richiesta di procedura antidumping contro le importazioni di fotovoltaico dalla Cina. Si tratta della seconda, visto che la prima risale al luglio scorso ed è già stata presa in considerazione positivamente dall’UE.

L’accusa è sempre la stessa: la Cina offre sovvenzioni statali dirette ai produttori nazionali di energia solare come sostegno alle esportazioni. Secondo Nitzschke entrambe le misure (sostegno diretto del Governo e svendita sottocosto di celle e pannelli fotovoltaici da parte delle aziende cinesi) sono palesemente in violazione delle regole sul commercio fissate dal WTO, l’organizzazione mondiale del commercio. Spiega il presidente di EU ProSun:

Le sovvenzioni fornite dal governo cinese sono ottenibili solo dalle imprese nazionali, che, sulla base di piani quinquennali generali e specifici per il settore solare, hanno beneficiato di ingenti sussidi e interventi statali generando una produzione di 20 volte superiore al fabbisogno nazionale di energia e vicina al doppio della domanda globale.

Il risultato di questa politica è che oltre il 90% della produzione cinese di fotovoltaico è orientata direttamente alle esportazioni. Ma non solo: è commercialmente irrazionale perché si crea volontariamente una sovrapproduzione finalizzata a mantenere bassi i prezzi sul mercato internazionale.

Anche se si resta sotto i costi di produzione, senza guadagnarci. Solo che i cinesi riescono a sopravvivere a questa situazione di mercato grazie agli aiuti statali, gli europei no. Anche Alessandro Cremonesi, Presidente del Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane) che sostiene Eu ProSun in Italia fa un’analisi del genere:

Sono due i fattori che inquinano la competizione tra Cina ed Europa: da un lato la concorrenza sleale cinese ha trascinato il mercato a praticare prezzi sempre più bassi generando situazioni di insolvenza, problemi economici e occupazionali; dall’altro, le sovvenzioni stabilite dal piano quinquennale del governo cinese impediscono ai produttori cinesi di dichiarare bancarotta, ma le società europee non sono avvantaggiate da questo tipo di sostegno e vengono pertanto espulse dal mercato una dopo l’altra a causa dei prezzi irrisori praticati dalle società cinesi.

Giusto per fare qualche esempio, Nitzschke cita una delle politiche scorrette normalmente adottate in Cina: le banche cinesi offrono condizioni favorevoli ai produttori di fotovoltaico e ai loro clienti e, qualora non riuscissero ad estinguere il prestito, rispettando le richieste del Governo centrale attendono pazientemente senza preoccuparsi di chiedere i rientri del capitale prestato.

Una follia, vista dall’Europa in preda alla crisi bancaria, anche guardando ai numeri grezzi: Bloomberg New Energy Finance ha reso noto oggi che la China Development Bank ha concesso prestiti per 33 miliardi di euro a 12 imprese fotovoltaiche cinesi dal 2010 ad oggi.

25 settembre 2012
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cosimo, mercoledì 26 settembre 2012 alle12:22 ha scritto: rispondi »

e non si sapeva che i cinesi giocano per vincere? Comunque siccome la tecnologia del fotovoltaico è relativamente semplice nulla vieta di creare nuovwe aziende europee quando il mercato ha raggiunto dimensioni industrialmente valide. Comunque la crisi sta "mordendo" anche la Cina.. voglio vedere quanto tempo dureranno questi incentivi..

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