La società di consulenza IMS-IHS rivede al rialzo le sue precedenti previsioni sul mercato fotovoltaico 2013. Se il mese scorso prevedeva vendite globali per 35 GW, infatti, IHS ora prevede che si possano superare i 37 GW a fine anno.

La differenza deriva dagli ultimi movimenti del mercato: reagendo a una situazione assai poco favorevole di sovrapproduzione con ricavi ai minimi storici, i grandi produttori di celle e moduli hanno svuotato i magazzini riducendo drasticamente il fattore di utilizzazione degli impianti. In pratica li hanno spenti per un po’, per far tornare in equilibrio domanda e offerta.

Non essendoci più scorte da smaltire, quindi, tutto il fotovoltaico venduto nel 2013 sarà fresco di produzione e la domanda globale sarà sufficiente a giustificare vendite oltre i 37 GW, il 18% in più dell’anno scorso. La novità di quest’anno sarà che una buona parte di questa produzione sarà destinata alle stesse grandi aziende produttrici, tramite accordi di contract manufacturing.

Produzione conto terzi, per farla semplice, come spiega Jon-Frederick Campos, solar financial analyst di IHS:

Lavorando con un contract manufacturing partner di esperienza, le compagnie possono tagliare i costi del 10-15%. In un periodo in cui i prezzi di vendita sono incerti, i costi sono diventati molto più importanti per i margini delle aziende. Il contract manufacturing può aiutare a ottimizzare la catena produttiva e risolvere molti dei problemi di produzione che affliggono i fornitori di fotovoltaico.

Il fotovoltaico, quindi, avvicina il suo modello di business a quello dell’elettronica di consumo dove, giusto per fare due esempi, Flextronics Corporation produce la Xbox per Microsoft, i router per Cisco, le stampanti per HP, produceva cellulari per Ericsson e da poco è entrata nel solare, mentre Foxconn produce cellulari per Apple, Nokia, Samsung e Motorola. Cioè ditte ufficialmente concorrenti tra loro.

Se le previsioni di IHS sul contract manufacturing si riveleranno corrette, nel 2013 i grandi big del settore fotovoltaico potrebbero decidere di gestire in casa solo lo zoccolo duro della loro produzione esternalizzando ad altri produttori, assai probabilmente cinesi, la restante parte degli ordini che ricevono. Per risparmiare sui costi, ottimizzare l’uso degli impianti e minimizzare i rischi del mercato.

2 maggio 2013
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