L’export americano di prodotti fotovoltaici verso la Cina, nel 2011, ha avuto un surplus commerciale di 913 milioni di dollari. Il dato in parte smentisce i crociati statunitensi della battaglia antidumping contro il fotovoltaico cinese, che ha portato l’anno scorso all’imposizione di dazi fino al 250% nei confronti dei pannelli solari esportati dalla Cina negli Stati Uniti.

>>Leggi le iniziative antidumping USA verso la Cina

Il dato, che mostra una bilancia commerciale in attivo nel fotovoltaico e sembrerebbe smentire ogni necessità di difesa da parte del solare a stelle e strisce è del Pew Charitable Trust che, in uno studio commissionato da Bloomberg New Energy Finance, mette in luce come il solare abbia ridotto il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina. Un deficit da 296 miliardi di euro.

In pratica, almeno nel 2011, dagli scambi di fotovoltaico con la Cina gli USA ci hanno guadagnato e non perso. Dal report, infatti, emerge che tra i due Paesi nel settore delle energie pulite ci sono stati scambi per 8,5 miliardi di dollari, con un vantaggio netto per gli americani di 1,63 miliardi tra eolico, solare e prodotti per il risparmio energetico e batterie.

In realtà però l’analisi di Pew Charitable Trust più che smentire un’ipotesi data per assodata, cioè quella che la Cina venda fotovoltaico sottocosto negli USA per far fuori i concorrenti in un’ottica di lungo periodo, non fa altro che confermare due verità: entrambi i Paesi hanno ragione a lamentarsi.

Andando a vedere i dati per ogni categoria di prodotto, infatti, si scopre che gli Stati Uniti hanno venduto alla Cina 3,7 miliardi di dollari di polysilicon e wafer, mentre la Cina ha venduto agli USA 2,8 miliardi di dollari di celle fotovoltaiche e pannelli completi.

Con il senno di poi, quindi, è facile capire perché gli Stati Uniti abbiano imposto dazi su celle e pannelli cinesi e perché la Cina stia per imporre dazi sul polysilicon americano (ma anche europeo). È anche evidente però come non sia affatto scontato che, da questi veti incrociati, siano gli Stati Uniti a guadagnarci.

Leggi i termini dei dazi cinesi al fotovoltaico europeo allo studio di Pechino

Al contrario, quel miliardo scarso di attivo nella bilancia commerciale potrebbe evaporare facilmente: se la Cina blocca silicio e wafer americani quei 3,7 miliardi di dollari guadagnati nel 2011 vanno in fumo e non è possibile prevedere se e quanto saranno compensati da maggiori guadagni dei produttori di celle e moduli sul mercato interno. Nathaniel Bullard, analista di Bloomberg specializzato in questioni cinesi e energetiche, commenta:

La Cina ha colpito con una tariffa sul polysilicon importato che potrebbe avere lo stesso effetto della nostra tariffa sui moduli cinesi. Ma il rischio più grande è di lunga durata: l’eccesso di capacità produttiva. Chiunque abbia esperienza nel campo dei semiconduttori può commentarne l’impatto. È successo con le tecnologie delle memorie, dei display, è crudele e può durare a lungo.

Capita ad alcune delle più grandi compagnie del mondo di essere in grado di combattere fino a che finiscono per prendersi il mercato.

11 marzo 2013
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