Tra i settori industriali che rientreranno nell’accordo commerciale USA-UE che il commissario europeo al Commercio, Karel De Gucht (nella foto), sta negoziando con il Governo americano ci potrebbe essere anche quello del fotovoltaico. Lo ipotizza il giornale online di settore PV-Magazine, facendo riferimento al discorso tenuto da De Gucht a Boston lo scorso fine settimana.

A metà febbraio il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e il presidente della Commissione europea José Barroso hanno firmato una dichiarazione d’intenti sulla cosiddetta “Transatlantic Trade and Investment Partnership”.

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Non è esattamente un mercato comune, almeno non come lo definiscono gli economisti, ma qualcosa che ci si avvicina molto: pur mantenendo le due diverse monete, UE e USA hanno intenzione di abbattere gradualmente molte delle barriere (tariffarie e non tariffarie) al commercio attualmente in vigore tra i due Paesi. Azzeramento delle già basse tariffe doganali, accordi sugli standard in modo che un prodotto omologato in uno dei due mercati possa essere venduto anche nell’altro, nessun contingentamento dell’import-export.

È ancora tutto da definire, siamo solo all’inizio delle trattative, ma l’accordo potrebbe aumentare ulteriormente il già elevato flusso commerciale tra Europa e Stati Uniti. Il solare potrebbe rientrare nell’affare: De Gucht, a Boston, ha parlato chiaramente del settore energetico come candidato a rientrare nel trattato.

Non sarebbe affatto strano, visto che gli Stati Uniti hanno chiuso le porte al fotovoltaico cinese imponendo dazi fino al 250% e che l’UE sembra avviata verso un percorso simile con la prossima chiusura della procedura antidumping su celle e pannelli solari made in China e visto anche che ha appena aperto un’altra indagine sul vetro per fotovoltaico.

>>Leggi la nuova procedura d’indagine UE sul fotovoltaico cinese

Non solo, secondo quanto riporta il Financial Times la Cina ha appena scavalcato gli Stati Uniti diventando il primo Paese importatore di petrolio al mondo. Il sorpasso è dovuto alla crescita impetuosa dei consumi cinesi ma anche al calo dell’import americano dovuto al boom interno dello shale gas.

Da tempo negli Stati Uniti si discute sulla possibilità di tornare a essere esportatori di gas e, nell’ottica della Transatlantic Trade and Investment Partnership, l’Europa potrebbe essere un mercato appetibile. Accordo sulla vecchia energia e sulla nuova energia, dunque. A conferma di questa ipotesi c’è anche un’intervista rilasciata da De Gucht alla CNN il 19 ottobre 2012, durante la quale il commissario europeo nega che i dazi americani al fotovoltaico possano essere considerati una pratica protezionistica.

4 marzo 2013
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