Fotovoltaico, la Cina va avanti con i dazi sul silicio

Mentre l’UE procede con la sua indagine antidumping sul fotovoltaico cinese, la Cina risponde procedendo con la sua indagine sul polysilicon. Cioè il silicio che fa da materia prima per tutta l’industria fotovoltaica e che la Cina importa in gran quantità dall’estero.

La “contro-indagine” cinese riguarda il silicio importato da Europa, Stati Uniti e Corea del sud ed è ancora a uno stadio preliminare, ma non si è affatto fermata: il 20 febbraio (e la data non è casuale, come vedremo tra poco) il Ministero del Commercio cinese, tramite il suo portavoce Danyang Shen, ha precisato che l’indagine va avanti e che il verdetto finale verrà reso noto nei giusti tempi, senza però spiegare quando esattamente verrà comunicato.

Secondo molti operatori internazionali del polysilicon ciò dovrebbe avvenire tra aprile e maggio, secondo la stampa cinese è probabile che il Ministero si pronunci a marzo. Ma secondo alcune aziende che hanno ricevuto documenti legati all’indagine, la data ultima per rispondere ai questionari sarebbe fine febbraio.

Nel frattempo, la sola apertura della procedura antidumping ha portato all’aumento di un paio di dollari al chilo del prezzo del polysilicon sul mercato cinese. Ora lo si paga circa 17 dollari, ma l’industria locale mira a salire almeno a 20 dollari. Cioè il prezzo raggiunto sul mercato internazionale, grazie ad una contrazione delle abbondantissime scorte.

Tuttavia, non va dimenticato che quella del polysilicon è la parte meno redditizia della filiera del fotovoltaico: si guadagna molto di più producendo e vendendo celle e pannelli fotovoltaici finiti che wafer di silicio. Da questo punto di vista non è affatto da escludere l’ipotesi che la Cina non voglia realmente imporre dazi al fotovoltaico europeo, statunitense e sud coreano ma li voglia solo usare come contromisura in caso l’Ue imponga realmente dazi sui pannelli cinesi.

E le date lo confermano anche: l’uscita pubblica del Ministero del Commercio cinese è del 20 febbraio, il giorno dopo la pubblicazione del report sui possibili danni all’economia europea derivanti dalla chiusura del mercato fotovoltaico (report pubblicato da AFASE, la lobby del solare pro Cina). E il giorno stesso della replica di Eu Prosun (la lobby del solare made in UE). E, infine, il giorno prima che si sapesse che a partire dal primo di marzo ogni pannello fotovoltaico cinese che entra in UE verrà tracciato.

Coincidenze?

Fonte: Mercom Capital

26 febbraio 2013
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