Nonostante l’abbandono dell’atomo avrebbe dovuto rilanciare definitivamente il ruolo delle rinnovabili (e in particolare del solare) nel panorama energetico italiano, nel 2011 metà delle imprese italiane del settore sta scomparendo.

Il dato, emerso da un’indagine della società di consulenza internazionale Simon-Kucher & Partners su 13 imprese del settore solare quotate in borsa, evidenzia infatti che l’attività nei mercati principali è in recessione rispetto al 2010, anche a causa della nuova normativa introdotta dal governo italiano a partire dal 31 maggio 2011.

In particolare, dei 3-5 GW previsti entro fine 2011, solo 2,3 sono stati effettivamente installati e, come se ciò non bastasse a evidenziare la portata del problema, nei magazzini di tutto il mondo sarebbero stoccati moduli per una potenza pari a 10 GW. Il risultato è una perdita giornaliera pari a otre sei milioni di euro e una caduta dei prezzi del 15% all’anno.

Evidenziando che uno dei principali problemi è rappresentato sicuramente dalla competizione cinese, Danilo Zatta, Senior Director di Simon-Kucher & Partners, ha sottolineato:

Il settore solare ha già superato da parecchio tempo il suo periodo d’oro. Per fermare questa tendenza negativa le imprese ora devono darsi da fare e calibrare le strategie di vendita.

I cinesi sono infatti qualitativamente all’altezza dei produttori occidentali, ma hanno costi di produzione minori e, allo stesso tempo, investono molto denaro nella distribuzione e nel rafforzamento del mercato e della notorietà.

Chi non investe nel mercato e nella diffusione sarà annoverato tra i perdenti e, di conseguenza, scomparirà.

Secondo Zatta, quindi, la strategia ottimale per limitare la caduta dei prezzi potrebbe essere rappresentata da una maggiore differenziazione dei prezzi e dell’offerta di servizi a valore aggiunto. Se infatti si riuscisse a limitare il calo dei prezzi al 5%, anziché una perdita si potrebbe realizzare un utile di circa mezzo miliardo di euro.

28 settembre 2011
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