L’energia prodotta dal fotovoltaico in Francia sarà presto più economica del nucleare, rendendo possibile una svolta energetica a favore delle energie rinnovabili. A rivelarlo sono gli attivisti francesi di Greenpeace in un recente report che tiene conto dei costi necessari a mettere in sicurezza le centrali nucleari, aggiornando con tecnologie più efficienti gli impianti più vecchi, ormai poco produttivi e a rischio.

Dopo il grave incidente occorso nella centrale nucleare di Fukushima, anche in Europa è nata una discussione sulla sicurezza dei reattori atomici, sempre più esposti al rischio di disastri naturali insostenibili. Le nuove norme per la sicurezza delle centrali nucleari, ben più rigide, impongono ai Paesi europei di affrontare ingenti spese nei prossimi decenni per minimizzare i rischi e chiudere gli impianti obsoleti. Secondo Greenpeace, se a breve termine il nucleare è ancora la forma di energia più economica in Francia, a lungo termine solare ed eolico comportano investimenti meno rischiosi, non richiedono una manutenzione onerosa e risultano dunque più convenienti. Due terzi dei reattori nucleari francesi avranno oltre 40 anni nel 2025.

I costi del nucleare, nello specifico, lieviteranno a 133 euro per MWh mentre l’ammodernamento di ogni centrale francese costerà 4,4 miliardi di euro. L’eolico onshore sarà competitivo rispetto al nucleare entro il 2018, mentre il fotovoltaico lo sarà entro il 2020 insieme all’eolico offshore. Gli ambientalisti chiedono al Ministro dell’Ecologia Marie-Ségolène Royal di presentare al più presto un piano per l’energia che miri a ridurre dal 75% al 50% la fetta coperta dal nucleare entro il 2025, come promesso dal presidente François Hollande nel corso della sua campagna elettorale per l’Eliseo.

L’impresa non sarà di facile realizzazione. Al momento, infatti, la Francia ha ben 58 centrali nucleari attive sul suo territorio, per una copertura totale pari a 63GW. Il 75% del fabbisogno di energia francese è coperto proprio dall’atomo. Senza contare che la Francia guadagna 3 miliardi di euro all’anno esportando l’energia prodotta dal nucleare. Guadagni che però potrebbero presto calare proprio a causa dei costi eccessivi per la manutenzione e la messa in sicurezza degli impianti.

16 giugno 2014
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