Il fotovoltaico residenziale garantisce maggiori benefici quando i costi e l’utilizzo dell’energia generata dagli impianti sono condivisi da più famiglie. A dirlo è una recente ricerca firmata da un’équipe di ingegneri della Oregon State University.

L’analisi pubblicata sulle riviste Applied Energy e Data in Brief sostiene che l’incremento di impianti solari condivisi da piccole comunità potrebbe aumentare la produzione di elettricità del 5-10%. Una percentuale significativa che aumenterebbe l’efficienza e la competitività dell’energia solare.

Un ulteriore vantaggio garantito dal fotovoltaico comunitario è la maggiore stabilità della rete elettrica. La produzione di energia fotovoltaica sarebbe soggetta a minori fluttuazioni e diverrebbe prevedibile più facilmente.

I proprietari potrebbero risparmiare sui costi di installazione e manutenzione degli impianti, riducendo la bolletta elettrica per almeno 25 anni. Inoltre le emissioni di gas serra del settore residenziale crollerebbero.

Secondo gli esperti per quantificare i benefici del fotovoltaico comunitario occorre tenere conto di alcune variabili che influenzano la produzione di energia solare: dall’orientamento dell’edificio alla pendenza del tetto, fino alla presenza di alberi o di strutture artificiali che creano zone d’ombra.

Alcune abitazioni sono più adatte di altre all’installazione di pannelli fotovoltaici. Mahmoud Shakouri uno degli autori dello studio ha spiegato che questo approccio garantisce maggiori benefici nei quartieri in cui il livello di esposizione alla luce solare e l’orientamento degli edifici sono eterogenei:

L’approccio convenzionale al fotovoltaico residenziale prevede l’installazione di impianti su ogni edificio, posseduti e gestiti da un solo proprietario. L’installazione spesso avviene anche quando l’esposizione dell’abitazione alla luce solare non è ottimale.

Individuando 10 o 20 abitazioni della stessa comunità i cui proprietari sono interessati al fotovoltaico è possibile ottimizzare l’utilizzo e l’installazione dei pannelli solari, consentendo all’intera comunità di usufruire dei benefici.

Shakouri fa notare che in passato questo approccio non ha attecchito negli Stati Uniti a causa di un interesse ancora troppo scarso verso l’energia solare, di costi iniziali elevati, della mancanza di incentivi e agevolazioni fiscali a favore dei sistemi solari collettivi.

Lo scenario per fortuna sta cambiando. Gli esperti hanno messo a punto una guida per aiutare le comunità a scegliere l’opzione migliore per l’installazione di un impianto fotovoltaico residenziale. Inoltre il dipartimento dell’energia americano ha elaborato un software gratuito dedicato al fotovoltaico condiviso.

Un’analisi condotta su una comunità di 24 famiglie di Corvallis in Oregon ha dimostrato che il fotovoltaico comunitario è in grado di aumentare la produzione di elettricità del 4,6% all’anno, riducendo la volatilità della fornitura elettrica del 4,3%. Un dato più che positivo considerando che il clima dello Stato, caratterizzato da estati soleggiate e inverni molto piovosi, non è certo quello ideale per il fotovoltaico.

Gli scienziati americani incoraggiano le autorità federali e locali a incentivare la costruzione di impianti solari comunitari, informando i cittadini sui benefici. I ricercatori dal loro canto dovranno effettuare ulteriori studi, volti a individuare nuovi metodi per una suddivisione ottimale delle spese, degli introiti e dell’energia tra i membri delle comunità.

5 aprile 2016
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