Fotovoltaico: i cinesi aggirano i dazi americani

Come avevamo previsto a fine maggio i cinesi hanno trovato il modo per aggirare i pesanti dazi americani all’importazione di celle e moduli fotovoltaici. Basta una semplice triangolazione industriale per far risultare i moduli come non cinesi e non dover pagare il 250% di dogana all’ingresso negli Stati Uniti.

Il gioco è abbastanza semplice: wafer e cristalli di silicio cinesi vengono inviati all’estero, sempre in estremo oriente, per essere trasformati in celle fotovoltaiche. Poi tornano in Cina e vengono assemblate in pannelli solari che possono entrare negli Stati Uniti senza pagare dazio.

Se ne sono accorti otto deputati americani, che hanno inviato una lettera al Dipartimento del Commercio per chiedere che questa falla normativa venga chiusa. Altrimenti, una volta che la pratica della triangolazione asiatica si sarà diffusa tra i produttori, i dazi non serviranno più a nulla. Si legge nella lettera:

La decisione preliminare del Dipartimento ha portato, dall’inizio, a escludere dall’oggetto dell’indagine [antidumping] i pannelli cinese che sono prodotti da celle non cinesi, nonostante la Cina sia accusata di concedere sussidi alla produzione di questi pannelli, e nonostante i produttori cinesi di pannelli siano accusati di fare dumping su di essi causando danni ai produttori statunitensi.

La guerra del fotovoltaico tra Cina e USA, con l’Europa che al momento ha solo aperto un’indagine antidumping senza ancora imporre barriere doganali, si complica ancora di più. Non va dimenticato, infatti, che anche la Cina ha aperto una propria indagine antidumping contro gli americani, accusati di sovvenzionare la produzione di polysilicon, il materiale con cui si fanno le celle fotovoltaiche che poi formeranno i pannelli.

1 ottobre 2012
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