Come era prevedibile il Dipartimento del Commercio (DOC) degli Stati Uniti ha confermato i dazi doganali sul fotovoltaico proveniente dalla Cina. Secondo il DOC, che aveva già imposto dei dazi preventivi in attesa di arrivare a delle conclusioni definitive sul presunto dumping cinese, i produttori e gli esportatori di celle solari della Cina hanno effettivamente venduto celle fotovoltaiche negli Stati Uniti con margini di dumping che vanno dal 18,32% al 249,96%. Gli stessi produttori hanno ricevuto dal Governo cinese sussidi che vanno dal 14,78% al 15,97% del prezzo di vendita.

I numeri sono praticamente gli stessi di quelli ipotizzati a maggio, quando il Dipartimento del Commercio ha deciso di imporre i dazi al fotovoltaico cinese. Suntech, ad esempio, secondo il DOC vende con un margine di dumping del 31,73% mentre Trina Solar del 18,32%. Altri 59 esportatori, invece, hanno margini del 25,96% e tutti i restanti produttori del 249,96%.

Viene confermata, quindi, la “teoria del complotto” ipotizzata dal gruppo tedesco-americano SolarWorld: la Cina immette nella filiera fotovoltaica ingenti capitali pubblici per permettere ai produttori locali di produrre in eccesso e sottocosto, invadendo il mercato internazionale con celle e moduli fotovoltaici che hanno un prezzo troppo basso per essere contrastato. E, sempre secondo SolarWorld, l’82% degli americani è favorevole all’imposizione dei dazi doganali.

A dirla tutta, comunque, la Cina non ha mai effettivamente negato gli aiuti all’industria fotovoltaica ma, al contrario, ha affermato di non essere la sola a concederli visto che gli stessi Stati Uniti sovvenzionano la produzione di polysilicon, materiale con cui si producono le celle fotovoltaiche. Tanto che la Cina sta già pensando a contromisure commerciali proprio sul silicio americano.

Il risultato è un tutti contro tutti, in cui recentemente si è inserita anche la Comunità europea che sta studiando dazi contro la Cina, in cui c’è troppo fotovoltaico sul mercato rispetto alla reale richiesta e i prezzi, anche se sparissero di colpo tutti i sussidi di tutti i paesi del mondo, difficilmente sono destinati a risalire.

Ci troviamo, quindi, in una situazione di mercato ideale per chi non produce né silicio né celle e moduli ma, come l’Italia, vorrebbe aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili. Se il Governo Monti non avesse stroncato gli incentivi al fotovoltaico e, soprattutto, non li avesse legati a pratiche burocratiche estenuanti, oggi l’Italia potrebbe fare shopping solare a prezzi da realizzo.

E, essendo scesi i prezzi dei pannelli, la vecchia storia che gli incentivi italiani vanno a finanziare il fotovoltaico cinese sarebbe ancor meno credibile visto che il peso dei moduli nel costo totale dell’impianto è più basso che in passato.

11 ottobre 2012
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