Spesso si pensa al fotovoltaico come una tecnologia a impatto zero, per lo meno per quanto riguarda la produzione di CO2. In effetti non è quasi mai così. Indubbiamente, durante la produzione di energia tramite impianti fotovoltaici non avviene nessuna immissione diretta di gas serra, ma la stessa cosa non si può dire durante la fase di produzione degli stessi pannelli.


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Le fabbriche del solare sono energivore quanto qualsiasi fabbrica. La produzione delle materie prime, poi, dal reperimento alla loro lavorazione è piuttosto complessa. In conclusione, molto spesso, dietro gli impianti fotovoltaici c’è il lavoro di centrali al carbone e solo con un forte lavoro di astrazione possiamo pensare a loro come a impatto zero.

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Secondo studi statunitensi, poi, fino al 2010, l’energia prodotta dai pannelli era comunque inferiore a quella che è servita a metterli in funzione. Ci sono dubbi che questo stia ancora avvenendo. Prima di gridare allo scandalo bisogna, però, capire cosa ci sia dietro questo dato.

Un impianto produce energia per almeno 20 anni ed è dunque nelle cose che possa metterci del tempo (5? 7? 10 anni? Dipende da tanti fattori) prima di riuscire a produrre energia sufficiente a compensare quella usata per produrlo. Con il boom del settore ed un numero di pannelli sempre in crescita, il momento in cui la curva dell’energia prodotta e quella utilizzata s’incontreranno si sposta sempre in avanti.

Tendenzialmente ad oggi l’incontro dovrebbe essere prossimo. Alla Stanford University sperano che per il 2020, addirittura, possa avvenire il payback, con il settore solare finalmente energeticamente in attivo. Staremo a vedere.

Fonte: PopSci

4 aprile 2013
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